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I codici a barre e l'abbandono dei rifiuti

Redazione

Leggo su tutti i media lecchesi che l'applicazione dei codici a barre sui sacchi della spazzatura è stato presentato dall'assessore all'ambiente Ezio Venturini come panacea e soluzione finale per punire chi non effettua correttamente la raccolta differenziata.

Orbene, da persona ignorante quale sono, ma dotato del buon senso del padre di famiglia, ritengo che la soluzione proposta porterà ai seguenti risultati:

1) Chi non effettua correttamente la raccolta differenziata non applicherà certamente il codice a barre sui sacchi e sarà spinto ad abbandonarli per strada al di fuori dei giorni ed orari previsti incrementando un fenomeno che purtroppo è già abbastanza diffuso.
2) La distribuzione dei codici complicherà la vita ai cittadini ligi ai propri doveri (verranno consegnati o bisognerà ritirali?). Qualcuno di questi sarà portato ad abbandonare i sacchi, ovviamente senza i codici a barre e non fuori dalla propria porta di casa, anche solo perchè aveva terminato gli stikers.
3) Aumento dei costi di raccolta a causa del maggior tempo richiesto per la lettura dei codici a barre.
4) Tanti soldi spesi per ottenere esattamente il contrario di ciò che ci si prefiggeva. Un bel risultato, non c’è che dire!

Possibile che non si può aggredire una volta per tutte l'abbandono dei rifiuti e la raccolta indifferenziata, o forse manca la volontà politica?

Certamente vi sono cittadini lecchesi che non vogliono adattarsi alle regole ma altrettanto certamente il fenomeno dell'immigrazione di persone con usi e consuetudini completamente diverse dalle nostre, che non conoscono correttamente la nostra lingua e che sovente si fermano pochi mesi nella nostra città ha contribuito a peggiorare il fenomeno dell’abbandono e della raccolta indifferenziata.

I soldi previsti per i codici a barre potrebbero essere usati per predisporre opuscoli nelle varie lingue e cercare di formare una cultura sulla raccolta differenziata dei rifiuti anche presso questi ospiti della nostra città.

Cordiali saluti.
Renato Valsecchi

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