Una sfida lunga oltre duecento trenta chilometri: Maggi e Rusconi completano il loro Everesting

I due atleti lecchesi hanno percorso per quindici volte la salita che si stacca da Ballabio e raggiunge i Piani Resinelli

Andrea Maggi, a sinistra, e Alessio Rusconi al termine della prova FOTO ALBERTO SANGIORGIO

Grande impresa sportiva sulla Ballabio-Piani Resinelli. A realizzarla sono stati Andrea Maggi e Alessio Rusconi, che hanno realizzato la scalata (7,8 chilometri, 610 metri di dislivello positivo, 8% di pendenza media) per quindici volte: la traccia parla di 9191 metri di dislivello e 230 km complessivamente macinati, un tentativo di Everesting divenuto realtà al termine di una prova lunga circa diciannove ore, di cui ben quindici e ventuno minuti passate a bordo delle loro biciclette. Con loro anche alcuni amici, che li hanno accompagnati durante l'"attacco" alla sfida, probante sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale.

«Tifo da stadio»

Una vera e propria impresa sportiva, raccontata dalle immagini e video di Alberto Sangiorgio: «Siamo partiti alle tre di notte con un freddo polare - ci racconta Maggi -, che non ci voleva, poichè ci ha obbligato a fare delle pause più lunghe del normale. Nel pomeriggio ha anche grandinato, mentre in vetta ha nevicato: abbiamo stretto i denti e l'abbiamo portata a casa. Avevamo un tifo da stadio, veramente esagerato, "tanta roba" veramente».

maggi rusconi everesting settembre 2020

«Iniziata come una scommessa»

«Il tutto è iniziato come una scommessa, una sfida personale che io e Alessio abbiamo deciso di affrontare insieme, perché da soli eravamo consapevoli di non riuscirci a livello psicologico. In realtà eravamo a fare un week end in Liguria, sempre con le nostre biciclette, e dopo una bella pedalata di prima mattina, abbiamo detto "dai proviamoci!" Da lì abbiamo iniziato a svegliarci prima, all’alba, per aumentare i chilometri nelle gambe e allenare la resistenza» ha raccontato Andrea al sito ufficiale della 3Life.

Un´impresa da condividere con gli altri passo dopo passo: «I social ci hanno aiutato, con Instagram e con Strava tutti possono vedere gli allenamenti, commentare e “assegnare dei Kudos”, ogni giorno che passava era un giorno in più di carica, gente che ci rassicurava, gente che ci consigliava. Poi sono arrivate alcune opportunità che non ci saremmo mai aspettati, gli sponsor, che dobbiamo ringraziare di cuore. In primis Hangon che ci ha letteralmente fatto una divisa personalizzata in collaborazione con Slopline, non solo una divisa ma una memoria che resterà: le grafiche riportano le specifiche della nostra sfida. 15 per il numero di volte che abbiamo ripetuto la salita, 210 i tornanti affrontati, 8848 i metri da raggiungere, Ballabio-Resinelli, Everesting, la segnaletica stradale con quel simbolo “curva pericolosa” che ci rimarrà a lungo in mente. Dopo la divisa, sono arrivati i rifornimenti, Etich Sport che, grazie a Danilo, ci ha fornito barrette, sali e tutto il necessario per i ristori».

Tanti amici e tanto supporto per far sì che i due ragazzi riuscissero a completare la loro personale sfida: «Fondamentale è stato l’appoggio di Geppe del Forno Della Grigna, per noi è stato un supporto concreto, senza il quale non saremmo davvero riusciti. Potersi riscaldare anche pochi minuti e uno spazio dove tutte le persone che volevano esserci si sono potute riparare e ristorare è stato indispensabile. Ma più di tutto, che ti da la forza, che ti fa credere e che ti aiuta, sono le persone! Tutto si basa sulla relazione e questo l’abbiamo capito ancora di più quest’anno. Non era una gara ufficiale, era una sfida personale, ma non per questo non ci sono state persone, pubblico e tifo. Persone che si sono svegliate come noi alle 3 di mattina per iniziare la nostra impresa, Simone, di soli 14 anni, che ha fatto con noi ben 5 volte la salita, Alberto, che dalle 8 di mattina era lì con noi per immortalare la giornata, le nostre famiglie, che sono state con noi fino alla fine, i nostri amici, chi a piedi, chi in bici, chi in macchina ci hanno accompagnato in questa giornata».

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Le difficoltà non sono certo mancate: «Quando abbiamo visto la grandine ci siamo sconfortati un pochino, poi però è tornato il sole e anche noi ci siamo riaccesi. Anche la testa ha mollato qualche volta, le ultime salite sono state le più dure, al buio, con un bel po’ di freddo nelle ossa. Ma con l’ultima discesa, pensando a quanto poco ci mancava, ci siamo ricaricati e abbiamo concluso il nostro Everesting, raggiungendo 9191 m di dislivello positivo per un totale 230 km. Una gran bella soddisfazione, che ci rimarrà nel cuore».

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