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Biffi, a sinistra, Amigoni, al centro, e Stefanoni durante la scalata sul Kilimangiaro

Biffi, a sinistra, Amigoni, al centro, e Stefanoni durante la scalata sul Kilimangiaro

Da Lecco fin su una delle Seven Summit: Stefanoni, Amigoni e Biffi in cima al Kilimangiaro

Splendida impresa dei tre atleti lecchesi, che hanno organizzato e completato il loro viaggio su uno dei vulcani più famosi del Mondo

Scalare la vetta del Kilimangiaro non può mai essere considerata un'impresa banale: è, infatti, una delle cime più famose del Mondo, un terrazzo naturale posto a quasi seimila metri d'altezza (5895 mslm, per la precisione), che presenta difficoltà di vario tipo. Su quella vetta ci sono stati, la scorsa settimana, anche Alessio Stefanoni, Matteo Amigoni e Mattia Biffi, tre atleti lecchesi che in parte avevamo conosciuto nell'aprile 2017 per aver completato la terribile Marathon Des Sables. Biffi, invece, è entrato a far parte delle cronache locali per aver completato la Firenze-Capo Nord e la Transcontinental Race (quattromila chilometri e oltre 35000 metri di dislivello) negli anni passati. Negli scorsi mesi è maturata l'idea di arrivare insieme su una delle prominenze più note di tutto il globo, sita tra Tanzania, stato di cui fa parte politicamente, e Kenya.

VIDEO | Marathon des Sables: "pregi e difetti" di Matteo Amigoni e Alessio Stefanoni 

Dei Falchi Lecco il primo e il terzo, membro dell'Osa Valmadrera e della Canottieri il secondo, sono rientrati in Patria nella mattinata di lunedì dopo un viaggio dalle mille e una notte: «Ci è stato annullato il primo volo, quindi abbiamo passato circa quarantotto ore nei vari aeroporti. C'è da dire che a qualcuno è andata pure peggio», ci spiega con una punta d'ironia Stefanoni. Quella di raggiungere la vetta del Kilimangiaro, vulcano inattivo, è stata un'iniziativa presa privatamente dal trio, volato alla volta di una delle Seven Summit (le montagne più alte per ciascuno dei sette continenti della Terra) giovedì 14 giugno e partito per la scalata vera e propria la mattinata seguente: «Le maggiori difficoltà sono quelle relative a quota e acclimatamento, da fare in poco tempo. Siamo partiti da quota 1800 mslm, raggiungendo quota 3000 mslm il primo giorno, 3800 mslm il secondo, 4600 mslm, salvo poi scendere fino a 4000 mslm per dormire, il terzo, 4700 mslm nel corso del quarto, e, poi, abbiamo scalato il vulcano fino alla vetta da mezzanotte in poi. Alle sei di mattina siamo ripartiti e, dopo tredici ore di camminata, siamo scesi fino a 3000 mslm; infine, il giorno seguente abbiamo raggiunto il punto di partenza», conclude Stefanoni.

Dal caldo del deserto e della pianura sino al freddo africano: il Lecchese mette un'altra "bandierina" in giro per il mondo grazie alle avventure dei suoi giovani e decisamente sportivi cittadini.

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