Coronavirus, il caldo ci aiuterà? Ecco cosa potrebbe succedere con il rialzo delle temperature

Secondo vari studiosi l'aumento delle temperature potrebbe darci un aiuto inaspettato nel contenere l'epidemia, ma non va considerato un fattore risolutivo

Il caldo potrebbe aiutarci a combattere il coronavirus? E quanto potrebbe incidere nel contenimento dell’epidemia? Partiamo dalle cattive notizie: secondo l’OMS non c’è alcuna evidenza che il coronavirus SARS-CoV-2 verrà neutralizzato dalle alte temperature. Per Mike Ryan, direttore esecutivo del programma di emergenza sanitaria dell'Oms, dire che con l’arrivo del caldo il virus scomparirà come l’influenza è «falsa speranza». «Speriamo che lo faccia. Sarebbe una manna dal cielo» e «dobbiamo presumere che il virus continuerà ad avere la capacità di diffondersi».

Coronavirus, Iss: «Il caldo non va considerato un fattore risolutivo»

Convinzione ribadita anche dal presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro: il caldo, ha affermato, «non è un fattore che possiamo considerare risolutivo rispetto a questa infezione. Le temperature più alte di certo riducono l'affollamento in ambienti chiusi, ma non abbiamo evidenze a oggi che ci dicano che se ci sono 40 gradi il virus non si trasmette. Su questo stiamo lavorando». Insomma, è meglio non farsi troppe illusioni. «Il possibile rallentamento che si potrebbe verificare - ha ipotizzato Brusaferro - è legato al fatto che nella bella stagione i contatti possono avvenire più spesso all'aperto».

Interpellato sul tema, anche Fabrizio Pregliasco preferisce essere prudente. Secondo il virologo l'arrivo del caldo è positivo perché «ci toglierà dai piedi l'influenza» e «abbiamo già esperienza di virus come l’A/H1N1 che si sono diffusi anche al di fuori del contesto stagionale».

Perché l'influenza colpisce soprattutto d'inverno?

Non è detto dunque che il virus SARS-CoV-2 si comporterà come una semplice influenza, la cui capacità di contagio diminuisce nei mesi estivi e raggiunge invece il suo apice in quelli invernali. A dire il vero ad oggi non esiste alcuna prova scientifica che la stagionalità del virus influenzale sia da ricondurre semplicemente al freddo. Perché allora colpisce quasi esclusivamente nei mesi invernali? Secondo l’Università di Harvard le teorie principali sono sostanzialmente tre:

  1. Le persone trascorrono più tempo in ambienti chiusi e ciò favorisce inevitabilmente i contagi. 
  2. Diversi studi hanno messo in correlazione il calo dei livelli di vitamina D e melatonina con la resistenza del nostro sistema immunitario che d’inverno sarebbe più vulnerabile a virus e batteri.  
  3. Il virus sopravvive meglio (e più a lungo) nei climi più freddi e asciutti. 

Come si comporterà il coronavirus  con il caldo?

Il coronavirus SARS-CoV-2 è tuttavia un virus sconosciuto e dunque imprevedibile. Nessuno sa come si comporterà con la stagione estiva. Ci sono però alcune ragioni che inducono ad un moderato ottimismo. Il coronavirus COVID-19, spiega Roberto Burioni in un video pubblicato su MedicalFacts, «passa da una persona all’altra attraverso delle piccole goccioline di saliva che con una temperatura maggiore potrebbero durare di meno ed evaporare». In altre parole il virus potrebbe diventare meno contagioso. 

Burioni: «Non è detto che il caldo ci aiuterà, ma possiamo sperare»

«Non è detto che andrà così - avverte Burioni -, ma possiamo sperare che ciò avvenga. Avremmo un aiuto inaspettato nel controllare questa epidemia, sarebbe come una pioggia violenta in una foresta che brucia». Si tratta dunque di "una speranza" che va divisa dalla certezza. Nel frattempo «dobbiamo cercare di ridurre i contatti sociali al minimo» per far sì «che all’arrivo del bel tempo ci siano stati meno casi possibili. Il destino è nelle nostre mani». 

Il virologo Palù: «I virus amano il freddo»

Anche Giorgio Palù, virologo dell’università di Padova, nutre delle speranze. «I virus amano il freddo», ha spiegato il virologo a 'Repubblica'. «Quando abbiamo la febbre, la temperatura si alza anche per bloccare la loro replicazione. Uccelli e pipistrelli, che raggiungono i 40 gradi, ospitano i virus come serbatoi, ma senza ammalarsi». 

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Probabile un rallentamento dei contagi, ma il virus potrebbe resistere

Il caldo dunque potrebbe venirci in soccorso. Ma non per questo bisogna abbassare la guardia. Se non si contiene l'epidemia, dicono gli esperti quasi all'unanimità, neppure il clima sarà in grado di debellare il virus. Per Gregory Gray, medico dell’istituto di malattie infettive della Duke University, il coronavirus SARS-CoV2, «si è dimostrato piuttosto contagioso» e allo stato attuale può colpire chiunque visto che non è stata sviluppata nessuna immunità di gregge. «Il mio sospetto - ha detto Gray alla Cbs - è che grazie al caldo ci sarà un rallentamento del 10-20% nei contagi, ma dubito che il virus cesserà di infettare le persone durante i mesi estivi».

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