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Covid: più persone sedute ai tavoli nei ristoranti. Addio limite all'aperto: cosa cambia

Cambiati i limiti anche per le visite a casa dei privati

Non c'è solo il prossimo avvento della zona bianca a tenere banco a Lecco e in Lombardia. Nuove regole, infatti, potrebbero applicarsi alla fascia considerata a rischio epidemico inferiore. «Le cose vanno meglio, ora occorre proseguire in un percorso di gradualità, perché è giusto riaprire ma passo dopo passo visto che un passo troppo lungo ci potrebbe far pagare un prezzo», ha detto nei giorni scorsi il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Ma quali potrebbero essere i limiti applicati nella Lombardia promossa a bianca? Sul caso dei commensali ai tavoli nei locali (per ora è previsto un massimo di quattro persone) il governo e le Regioni hanno trovato alla fine la quadra con un compromesso: nessun limite all'aperto e un massimo di sei al chiuso o comunque di due nuclei familiari. Anche nei bar e nei ristoranti lombardi, quindi, dovrebbe essere possibile pranzare e cenare - all'esterno - senza restrizioni sul numero di persone presenti al tavolo; mentre al chiuso ci si dovrebbe poter sedere in sei. Ad ufficializzare l'accordo raggiunto sarà un ordinanza del mnistro Speranza.

«Discussione surreale»

Il limite di persone, inoltre, potrebbe estendersi anche agli spostamenti verso le abitazioni tra privati. Ogni casa potrebbe accogliere fino a un massimo di sei ospiti esclusi i minorenni. Questa costituirebbe una novità rispetto alle regole che erano state contemplate per la zona bianca. Intanto il virologo Roberto Burioni, docente all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, definisce «importante» ma condotta in modo «surreale» la discussione sul numero di posti a tavola nei ristoranti. In un intervento sul sito 'MedicalFacts' da lui fondato, lo scienziato fa notare infatti che «nessuno, né le istituzioni, e sorprendentemente neanche le associazioni dei ristoratori, ha tirato in ballo l'elemento più importante dal punto di vista sanitario: chi si siede a tavola è vaccinato o non è vaccinato?».

«La discussione attuale sul numero di posti che dovrebbero essere concessi ai ristoratori in ogni tavolata per riaprire i ristoranti in sicurezza» in era Covid «è importante», scrive inoltre Burioni, perché «se è vero che decisioni troppo permissive potrebbero portare a dei pericoli sanitari, è altrettanto vero che decisioni inutilmente severe causerebbero un ulteriore danno economico del tutto evitabile a un settore che è già stato colpito in maniera terribile dagli eventi degli ultimi 15 mesi. Tuttavia, trovo questa discussione condotta in maniera del tutto surreale», non considerando appunto il fattore chiave. «Perché», ed «è bene dirlo, in quanto questa è la realtà scientifica indiscutibile e innegabile - puntualizza il virologo - se a tavola ci sono vaccinati è un conto, se ci sono persone non vaccinate è un altro. Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di cominciare a discuterne seriamente».

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