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Martedì, 21 Maggio 2024
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Lecco marcia per la pace: 10 chilometri fino all'abbraccio tra due ponti

Il programma e i promotori della manifestazione per dire no a tutte le guerre che si terrà il 9 aprile con partenza da Olginate

Dieci chilometri a piedi da Olginate a Lecco per dire di no a tutte le guerre. Torna per la quinta edizione la marcia della pace targata Lecco. L’evento - presentato presso la Camera del Lavoro cittadino - è organizzato dalla Tavola della Pace, dal Comitato lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli e da altre realtà del territorio. La marcia si svolgerà sabato 9 aprile, con partenza fissata per le 15.00 da Olginate e arrivo in Piazza Cermenati a Lecco; qui sono previsti alcuni interventi conclusivi tra cui quello di Francesco Vignarca, membro della Tavola della Pace nazionale e coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo.

La presentazione alla Camera del Lavoro

In rappresentanza dei soggetti promotori dell’iniziativa, alla presentazione di ieri sono intervenuti Maria Grazia Caglio, vicesindaco di Osnago e Presidente del Comitato, Emanuele Manzoni, assessore a Lecco e membro dell’Ufficio di Presidenza del Comitato, don Marco Tenderini per la Tavola della Pace, Erica Corti per il gruppo Scout Cngei di Valmadrera, Fabio Gerosa della Cgil Lecco e Andrea Massironi della Cisl Monza Brianza Lecco per i sindacati.

Seguendo la sponda occidentale dell’Adda, i partecipanti raggiungeranno il luogo di destinazione passando per il ponte Azzone Visconti e, se i numeri lo consentiranno, l’obiettivo è quello di occupare contemporaneamente anche il ponte Kennedy, in una sorta di abbraccio metaforico a tutti coloro che stanno soffrendo le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina.

Quel metaforico abbraccio simbolo di tolleranza

Il passaggio da una sponda all’altra è stato appositamente scelto perché i ponti rappresentano da sempre un simbolo di rispetto, tolleranza e incontro delle diversità, valori che è necessario mantenere vivi in quanto fondamentali per la convivenza civile. L’iniziativa, infatti, non è finalizzata solo a richiedere l’immediato cessate il fuoco, ma vuole anche essere un appello alla collettività affinchè si promuovano momenti formativi di educazione alla pace, alla giustizia e alla cittadinanza attiva.

Maria Grazia Caglio ha ricordato come l’ultima Marcia della Pace sul nostro territorio si sia svolta nel lontano 2015. Questa nuova edizione “è dedicata certamente al popolo ucraino ma anche a tutte le vittime delle guerre dimenticate. Vogliamo ribadire che chi ama la pace ripudia la guerra e la corsa agli armamenti.”

Don Marco: “Non restare indifferenti di fronte a ciò che sta avvenendo"

La critica al riarmo è stata ripresa da Don Marco Tenderini, che ha invitato a “non restare fermi e indifferenti di fronte a ciò che sta avvenendo”: il conflitto lo si può fermare solamente con il dialogo, “costruendo ponti” e non abbattendoli fornendo armi ai belligeranti. Emanuele Manzoni ha sottolineato come l’evento del 9 aprile non debba essere un momento conclusivo, l’esaurirsi di un processo, ma “un punto d’inizio per sensibilizzare a tutti i livelli sull’importanza di investire sulla cultura della pace, partendo soprattutto dal coinvolgimento dei giovani, che hanno dimostrato molto interesse per l’iniziativa”.

Prevista anche una raccolta di viveri e farmaci per l'Ucraina

Al momento sono più di 70 gli aderenti alla Marcia, ma le altre realtà del territorio interessate hanno tempo fino al 9 aprile per comunicare la propria volontà di partecipazione. "È significativo che la quasi totalità delle associazioni già coinvolte non sia impegnata direttamente in attività di promozione della pace, ma lavori in ambito sociale e nell’aiuto al prossimo - cocnludono i promotori della manifestazione - questo dimostra che la pace non viene considerata un valore astratto, bensì una condizione preliminare e necessaria alle attività quotidiane". Segnaliamo, infine, che il giorno dell’evento gli Scout organizzeranno al punto di ritrovo di Olginate una raccolta viveri (farmaci e prodotti a lunga conservazione) in previsione di un carico in partenza per l’Ucraina alla fine del mese.

“No Putin, no Nato”

Presente anche Rifondazione Comunista, che distribuirà un volantino. “Il Partito della Rifondazione Comunista da sempre condanna tutte le invasioni e le guerre imperialiste: quella russa di Putin, ma prima ancora le invasioni dell’Iraq da parte degli USA, i bombardamenti della Serbia, della Libia, l’invasione dell’Afghanistan, della Palestina: tutti atti imperialisti, ma perché contro tutto questo coloro che oggi gridano non hanno mai mosso un dito? E’ evidente che per alcuni il rispetto dei confini nazionali e dell’autodeterminazione dei popoli, il cosiddetto diritto internazionale, esistono solo quando fa comodo. Nella guerra in Donbass che dura dal 2014, ci sono state 14mila vittime del nazionalismo Ucraino di estrema destra, e nessuno di coloro che oggi gridano e decidono di mandare armi, ha mai sollevato una parola: evidentemente esistono vittime e sofferenze di serie A e di serie B. Noi siamo contro l’aggressione russa e contro l’espansionismo della NATO: chiunque abbia a cuore i valori della pace dovrebbe esserlo”, si legge.

“Noi pensiamo che la pace si difenda dicendo no all’invio di armi e no all’aumento delle spese militari deciso invece da tutte le forze di governo, dal PD fino alla Lega, in questo unite. Aumentare del 2 % del PIL, 35miliardi di euro, la spesa militare significa sottrarre enormi risorse alla sanità, all’istruzione, al lavoro, alla riconversione ecologica, ai servizi sociali, alla ricerca, all’occupazione. E’ una scelta che prepara ulteriori scenari di guerra e non ha alcuna motivazione di difesa del nostro paese: è solo un regalo all’industria degli armamenti. Tutte le guerre mondiali sono state preparate dalla corsa agli armamenti: Francia, Germania, stanno facendo lo stesso. E’ evidente che la prima vittima delle scelte verso cui si stanno muovendo i governi occidentali è l’Europa stessa”, prosegue la nota.

“Quello che sta avvenendo anche questa volta è che, come sempre, sono le classi popolari che pagano il costo della guerra con il carovita, il costo delle bollette, della benzina, l’inflazione. La guerra viene usata cinicamente per tornare indietro sulla questione ambientale, sull’energia nucleare. Noi siamo invece convinti che lotta alla guerra e difesa delle condizioni di vita del popolo siano la stessa cosa: pensiamo che le forze sindacali dovrebbero rispondere alle scelte dei governi con lo sciopero generale contro la guerra, contro l’aumento delle spese militari e il blocco gli aumenti dei prezzi e delle bollette. Pensiamo che la lotta alla guerra e la difesa delle condizioni di vita popolari, debbano diventare i perni sui quali costruire nuove alleanze e fronti politici.

Uno degli effetti più gravi è la guerra dell’informazione: chiunque voglia ragionare o sia contro l’invio di armi e denunci il pericolo di una estensione della guerra, viene insultato e bollato come “traditore”. Ormai l’informazione stessa è guerra: televisioni e giornali si sono messi l’elmetto in testa e hanno deciso che chiedersi il perché una guerra scoppi e non solo convincere che c’è una guerra del bene contro il male assoluti, non faccia più parte dei loro doveri. Persino l’ANPI è stata presa a insulti per la sua posizione coerentemente contro la guerra e quindi contro l’invio delle armi.

Quella che si sta svolgendo in Ucraina è una guerra per procura tra USA e Russia, con gli Europei a fare a gara per ricavarsi un posticino. Le sofferenze del popolo ucraino, la morte e le distruzioni, la distruzione di città intere aumenteranno quanto più cresceranno le posizioni e le ideologie nazionaliste, quanto più in Europa prevarranno nei governi posizioni avventuriste che continueranno ad alimentare al guerra con l’invio di armi sempre più potenti, con l’obiettivo di distruggere il nemico e non di fermare la guerra”.

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