Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Covid-19: quanto durano gli anticorpi dopo il contagio? «Fino a otto mesi», lo studio

I dati slegano la gravità della malattia e l'età dalla quantità di anticorpi che rimangono nel corpo

È una delle domande più gettonate legate alla pandemia di coronavirus: «Quanto durano gli anticorpi?». Come anticipa martedì l'Ansa, gli anticorpi neutralizzanti del virus Sars-CoV-2 persistono nei pazienti fino ad almeno otto mesi dopo la diagnosi di Covid-19, questo indipendentemente dalla gravità della malattia, l'età dei pazienti o la presenza di altre patologie. Chi non riesce a produrli entro i primi quindici giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi di covid. Sono questi i due i risultati più siginficativi del più ampio studio italiano in materia - condotto dall'Ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità - appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications. 

Lo studio - come spiega l'Ansa - è stato condotto seguendo nel tempo 162 pazienti positivi al Sars-CoV-2 (di cui il 67% maschi e un'età media di 63 anni), con sintomi di entità variabile, che si sono presentati al pronto soccorso del San Raffaele durante la prima ondata della pandemia causata dal coronavirus. I primi campioni di sangue sono stati raccolti nel periodo marzo-aprile 2020, mentre gli ultimi a fine novembre dello stesso anno. Il 57% dei malati studiati soffriva di una seconda patologia, oltre al Covid-19 al momento della diagnosi: ipertensione (44%) e diabete (24%) le più frequenti.

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I numeri

Su 162 pazienti, 134 sono stati ricoverati. Si è cosí visto che la presenza degli anticorpi neutralizzanti, pur riducendosi nel tempo, è risultata molto persistente: a otto mesi dalla diagnosi erano solo tre i pazienti che non mostravano più positività al test, e questo indipendentemente dall'età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie. Il 79% dei malati arruolati ha prodotto questi anticorpi entro le prime due settimane dall'inizio dei sintomi.

«I pazienti incapaci di produrre anticorpi neutralizzanti entro la prima settimana dall'infezione - ha spiegato all'Ansa Gabriella Scarlatti, coordinatrice della ricerca - andrebbero identificati e trattati precocemente, in quanto ad alto rischio di sviluppare forme gravi di malattia». Dai dati analizzati i ricercatori hanno anche verificato che la riattivazione degli anticorpi pre-esistenti per i coronavirus stagionali (come quelli del raffreddore) non rallenta la produzione degli anticorpi specifici per il SarsCoV2 e non è associata ad un maggior rischio di forme gravi di Covid-19.

«La protezione dura a lungo»

I risultati di questo studio «ci danno due buone notizie - ha aggiunto all'Ansa Scarlatti - La prima è che la protezione immunitaria data dall'infezione persiste a lungo. La seconda è che la presenza di una pre-esistente memoria anticorpale per i coronavirus stagionali non costituisce un ostacolo alla produzione di anticorpi contro il SarsCoV-2». Il prossimo passo sará capire se queste risposte efficaci si mantengono anche con la vaccinazione e contro le nuove varianti circolanti.

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