Venerdì, 18 Giugno 2021
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«La credibilità della Regione vacilla, ma non facciamo la caccia alle streghe»

I sindaci del centrosinistra chiedono una revisione del sistema di valutazione il Pirellone: «Si controllino i dati trasmessi a partire dal 12 ottobre»

Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco BONACINA/LECCOTODAY

La situazione in cui e' precipitata la Regione Lombardia dopo la polemica con il governo rischia, secondo il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, di minare la credibilità futura nei confronti dei provvedimenti che seguiranno, e «non ce lo possiamo permettere in un momento storico in cui dobbiamo vaccinare un'intera popolazione e ricostruire economia e società». Gattinoni non intende polemizzare, anzi, la sua è una mano tesa: il significato della verifica a posteriori chiesta dai sindaci di centrosinistra lombardi, che parta dal 12 ottobre e che permetta di rintracciare altri eventuali falle, «non ha significato aritmetico e di caccia alle streghe», afferma il sindaco di Lecco, piuttosto «in realtà lo scopo è quello di rinsaldare un patto di collaborazione tra istituzioni che noi sindaci non abbiamo mai fatto mancare nei confronti della Regione».

Regione «la cui credibilità è, in questo momento, fortemente vacillante, e di conseguenza la credibilità può essere messa in discussione circa tutte le misure che in seguito a questa verranno attuate», sottolinea il sindaco di Lecco. Ecco perchè «questa operazione di chiarezza è l'unica via per dare un senso a tutti gli sforzi che chiediamo ai nostri cittadini», proprio per evitare che affiori «il solo dubbio che le misure future abbiano alle proprie radici una contaminazione di credibilità».

«Controlli sui dati trasmessi dal 12 ottobre»

«Se questi dati fossero stati disponibili in formato open, accessibili agli esperti e a tutti, ci si sarebbe accorti ben prima di questo errore». Chiarezza sulla trasparenza dei dati, per verificare se l'Rt lombardo sia stato sopravvalutato sin dal 12 ottobre (data in cui si cambiano le regole di certificazione della guarigione, passando da doppio tampone negativo a 21 giorni di isolamento a partire dalla data di inizio dei sintomi), e non solo nelle ultime settimane. In sostanza, controllare se l'errore su cui la Regione Lombardia e governo stanno litigando da giorni, in merito all'erronea valutazione dei numeri che hanno relegato la regione a una settimana di zona rossa a partire dal 15 gennaio, non sia in realtà un errore che si trascini da più tempo e che abbia portato altre falle nella valutazione del tasso di contagio. I sindaci lombardi di centrosinistra (oltre a Gattinoni si sono allineati anche i primi cittadini di Bergamo, Varese, Cremona, Milano, Brescia, Mantova), riuniti in videoconferenza, hanno chiesto con forza alla Regione di poter verificare i numeri dei contagi regionali e provinciali e lamentano una poca trasparenza che ha trascinato il territorio in questa situazione. Una mappatura che deve partire dal 12 di ottobre perchè proprio in quella occasione venne cambiato sistema di referto per i guariti, ecco perchè «non ci basta sapere che la settimana scorsa è stata verificata, dato questo difetto del sistema», ha affermato il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

«Se il campo dove dovrebbe essere compilato lo stato clinico rimane vuoto, il sistema non è più in grado di scaricare nè guariti e nè deceduti, e questi pazienti continuano a restare fra coloro che risultano infetti e progressivamente vanno a gonfiarne il numero», afferma Gori, che indica proprio l'inizio di ottobre come spartiacque: da lì, la Regione avrebbe dovuto indicare i guariti e gli asintomatici. Da lì, possono esserci stati più errori e più valutazioni sconnesse. Il sindaco orobico ricorda anche che la Regione Lombardia non fornisce ai singoli comuni i dati dei decessi, e anche questo aspetto mette i sindaci in difficoltà. A tal proposito Gori menziona anche l'Ats di Milano, perchè pare che in regione sia l'unico organismo a non prevedere segnalazione di guariti e di asintomatici. «Solo Ats milano ha in uso un sistema informatico che non ritiene obbligatoria l'informazione, mentre i medici di base devono scrivere se quel paziente ha sintomi», precisa.

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