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Brivio e Campione

Brivio e Campione

Brivio: "Continuerò a metterci la faccia, non arretriamo di un passo nella lotta all'illegalità"

Una sala consigliare gremita di gente comune, consiglieri comunali accoglie il Sindaco Virginio Brivio e la Giunta che hanno voluto indire una conferenza stampa per spiegare la posizione del primo cittadino dopo il polverone sollevatosi sul caso "Metastasi"

"Sulla base delle notizie comparse sugli organi di stampa - esordisce il Vicesindaco Vittorio Campione - abbiamo organizzato questa conferenza stampa dopo che questa mattina il Sindaco Virginio Brivio ha incontrato i dipendenti per spiegare loro la sua posizione".

"Prima di entrare nel merito sulla mia vicenda - sottolinea il sindaco Virginio Brivio - voglio ricordare che la città, il sindaco e i lecchesi sono tutte persone per bene. Mi preme sottolineare che in questi anni mi sono esposto personalmente per contrastare ogni tipo di attività criminale. Voglio sottolineare quattro punti:

1) il nostro costante lavoro di revoca delle licenze a pizzerie accusate di  collusione con mafia, la revoca della  licenza all'appalto dei parcheggi pubblici ad un azienda collusa con la criminalità organizzata.

2) L'adozione da parte nostra del protocollo di contrasto e lotta alle organizzazioni mafiose.

3) Il lavoro in stretta collaborazione con le prefetture per togliere i beni confiscati come l'ex pizzeria GIglio e gli alloggi di via Adamello e che vedrà a breve la ripresa del cantiere di via Ghislanzoni della citata pizzeria.

4) Le nostre ordinanze sulle slot machine da cui si può rilevare che Lecco è uno dei pochi comuni che ha messo davanti il bene dei lecchesi a fronte dei profitti economici.

Noi non arretriamo di un passo nella lotta all'illegalità e non abbiamo problemi a manifestare i nostri intenti nella lotta alla criminalità. Dopo aver incontrato i dipendenti questa mattina sono qui per mostrare la nostra faccia per rispondere a tutti e tutto. Chiunque si permetterà di proseguire su questa strada si troverà a rispondere a delle querele. Ho improntato il mio lavoro sulla base della trasparenza e con l'ascolto di tutti tra cui il consigliere Palermo, che incontrato e questo rientra nella mia volontà di ascoltare i problemi. Per quanto riguarda il mio intervento sulla baia di Parè ho risposto ad una richiesta di un parere di un amico sindaco. Di fronte alla domanda ho spinto il collega a non aver paura a procedere nella revoca della licenza. Ho incontrato nei miei uffici uno dei soci dell'azienda, non in luoghi oscuri e questo in assoluta trasparenza. Non è accettabile che l'operato della giunta venga distorto, la mia disponibilità trasformata in una qualche forma di ambiguità. Il sindaco non arretra di un passo. Osservo che l'attività di inchiesta è  stata lunga ed articolata il che sta a dimostrare che la guardia non va mai abbassata. Resta l'amarezza personale per il coinvolgimento per la mia famiglia".

"Il consigliere Palermo è stato candidato nella lista del P.D. proveniva dall'UDEUR e questo partito non avendo una lista elettorale ecco il perchè dell'inserimento di Palermo in quella del P.D. E' facile ora dopo anni fare considerazioni in quanto allora non risultava nulla di quanto poi emerso. L'unica sua esperienza era in azienda pubblica di gestione informatica. Per quanto riguarda la richiesta di miei dimissioni da parte del consigliere Magni rispondo che  questo non rientra fra le miei ipotesi. Se ne parlerà in consiglio comunale e comunque le dimissioni sono un segno di debolezza. La nostra esperienza non può essere inficiata da un consigliere su 41, noi abbiamo fornito alla Guardia di Finanza tutta la documentazione sul Piano di Governo del Territorio che tra l'altro è esposto al pubblico. Ricordo che questa indagine è gestita direttamente dalla Procura e DIA di Milano e riguardano lo scambio di informazioni non giuridicamente rilevabili, alcune segnalazione sono ancora oggetto di approfondimento".

"Lo spirito di collaborazione tra i comuni superiori ai 10mila abitanti è nato intorno al tavolo della Prefettura ed è lì che è nato un confronto tra colleghi e se questo è coinciso con una situazione e società particolare si tratta di un caso, si trattava di collaborazione e confronto tra colleghi. Io mi son ben guardato di andare oltre a quello che era un semplice consiglio ad un collega. Mi son sentito di consigliare che valeva la pena farsi portare davanti ad un giudice per aver confermato una revoca di una licenza, piuttosto che commettere errori ben più gravi. Per quanto riguarda le opere edilizie oggetto dell'inchiesta mi chiamo assolutamente fuori, l'unico mio errore è stato di ingenuità nell'aver accettato di incontrare il sig. Redaelli. Per quanto riguarda le minacce del sig. Palermo ribadisco che le abbiamo subite in termine di messaggini, ma non c'era un clima di terrore. Comunque ribadisco che non ero a conoscenza che dietro a Palermo c'era il clan Trovato.  L'errore di mettere Palermo nella lista l'ha commesso il Partito Democratico".

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