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Positivi i risultati dell'indagine sul rapporto fra aziende e Camera di commercio, Valassi: «Abbiamo saputo lavorare in sinergia»

Il 76% delle imprese del territorio è soddisfatto dei servizi che offre l'ente camerale lecchese; i bisogni più sentiti sono finanziamenti e formazione delle risorse umane.

Sono stati presentati nella mattinata di ieri 12 agosto i risultati della ricerca "L'ascolto delle aziende iscritte alla Camera di commercio di Lecco" a cura di Ispo, l'istituto degli studi sulla pubblica opinione presieduto da Renato Mannheimer. Proprio lo stesso Mannheimer ha spiegato come «Questa ricerca conferma l’affinità tra le aziende e le Camere di Commercio già emersa da una recente indagine nazionale condotta da Ispo, nella quale si è rilevato come gli enti camerali siano considerati le Istituzioni Pubbliche più efficienti».


I dati che arrivano dall'indagine sono decisamente positivi: il voto globale che le imprese del territorio danno all'ente camerale è 7,7 su 10, e ben il 76% degli intervistati si dice soddisfatto dei servizi che offre (di questi, il 54% dichiara di essere molto soddisfatto). L'apprezzamento è sia globale, sia riferito ai singoli servizi, ed emerge che i più utilizzati siano quelli amministrativi; per quanto riguarda il sito della Camera di commercio, invece,  è conosciuto da 8 imprese su 10, ma soltanto il 12% afferma di utilizzarlo frequentemente.


Giudizi positivi anche sui progetti messi in campo dall'ente camerale, dei quali è fortemente percepita l'utilità: le azioni della Camera su bandi e incentivi, tutela della proprietà industriale, Registro delle imprese e, non ultime, su informazione e formazione registrano tutte forte consenso da parte delle imprese.


Per ciò che concerne, invece, i bisogni espressi dalle aziende lecchesi, l'agevolazione dell'accesso al credito generico e l'aumento delle risorse e dei finanziamenti finalizzati all'innovazione sono quelli più sentiti (39% e 36% rispettivamente), in questo momento in cui lo sviluppo è necessario alle imprese per sopravvivere alla crisi che sembra non voler finire.


Anche le risorse umane spiccano fra le necessità delle aziende: il personale qualificato e l'aggiornamento dei dipendenti e dei titolari sono viste come prioritarie nel momento in cui un'impresa inizia a crescere, e l'indagine illustra come sia fondamentale potenziare il sistema dell'alternanza tra formazione e lavoro; in questo senso sono viste dalle aziende come un grande vantaggio la presenza del campus cittadino (dove coesistono il Polo lecchese del Politecnico e il Cnr) e l'Expo di Milano del 2015. Ta le necessità avvertite come più urgenti, inoltre, spicca l'assistenza e il sostegno della Camera di commercio, segnalata dal 17% delle imprese che hanno partecipato all'indagine.


«La lettura di questi risultati ci conferma che aver voluto e saputo lavorare in sinergia con gli altri soggetti locali e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà ha consentito di creare valore per il territorio e per la comunità tutta, non solo quella delle imprese - commenta Vico Valassi, presidente della Camera di commercio locale - questi dati devono essere diffusi e resi noti, al pari degli investimenti per la digitalizzazione dei servizi anche connessi con le altre Pubbliche Amministrazioni». 


Da parte sua e di Daniele Rusconi, rappresentante dei lavoratori dell'ente, sono arrivate anche due riflessioni sul decreto legge approvato a giugno, che prevede il taglio del 50% del diritto annuale versato dalle aziende alla Camera di commercio: «Nessuno vuol bloccare il necessario processo di riforma del Paese - ha puntualizzato Valassi - ma questo deve essere attuato tenendo conto di ciò che c’è di buono, di ciò che funziona nei territori e che forse deve essere maggiormente valorizzato e utilizzato come modello virtuoso».


«Il taglio del diritto annuale - ha concluso Rusconi -  in media 100 euro per impresa (44 euro per le imprese individuali) avrà ricadute negative sulle attività della Camera, a partire da quelle promozionali e quindi sarà il sistema delle imprese a subirne direttamente le conseguenze. Inoltre comporterà una perdita del PIL quantificabile in circa 2,5 miliardi di Euro», senza contare i 2.600 posti di lavoro messi a rischio, sugli oltre 10mila dipendenti del sistema delle Camere di commercio.

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