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Estorsioni mafiose nel Lecchese: in sei anni aumento del 60%

Il distintivo della presenza della criminalità organizzata sul nostro territorio è ancora il tradizionale "pizzo". La media: 11 casi ogni 100mila abitanti

La mafia, nelle sue diverse forme, è ancora fortemente presente in tutta la Lombardia e Lecco non è esclusa. È soprattutto l'estorsione, con il tradizionale "pizzo", l'effetto più evidente e infestante nel nostro territorio. La conferma arriva leggendo il dossier "Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia" illustrato nei giorni scorsi a Palazzo Pirelli di Milano. 

Regione Lombardia ha commissionato e finanziato all'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell'Università di Milano (Cross) il rapporto per restituire alla collettività un quadro più preciso della situazione. Lo studio è stato fortemente voluto dalla Direzione Sicurezza della Giunta regionale e dalla Commissione Antimafia del Consiglio regionale lombardo.

La Procura di Lecco: aumentano rapine ed estorsioni

«La conoscenza del fenomeno mafioso è un presupposto indispensabile per poterlo combattere, perché solo con una chiara e puntuale chiave di lettura della sua complessità si possono individuare le necessarie politiche di intervento». Lo ha dichiarato, commentando i coneniti del dossier, l'assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale Riccardo De Corato.

«I settori di interesse della criminalità - ha ricordato l'assessore - vanno dai più tradizionali commercio, rifiuti, ciclo del cemento e filiera ortofrutticola, ristorazione alle più recenti penetrazioni nel settore sanitario e in quello turistico. Le aree sotto traccia sono quelle su cui è più difficile intervenire: usura, turismo appartamenti e farmacie». 

Nel 2017 la Lombardia si colloca al quinto posto tra le regioni con il maggior numero di beni immobili e aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. Analizziamo di seguito, suddivisa in macroaree, la situazione nel Lecchese.

Ciclo dei rifiuti

Nella classifica dell'illegalità nel circuito dei rifiuti in Lombardia, Lecco è al nono posto, alla pari di Monza, con sole 6 infrazioni accertate cui hanno fatto seguito 5 denunce. Uno è il caso accertato di incendi ad impianti di stoccaggio, smaltimento rifiuti, inceneritori e discariche abusive dal 2014 al 2018, per la precisione in un'azienda specializzata nel riciclaggio di rifiuti elettronici di Colico.

Turismo

Sul fronte del turismo, nel dossier trova spazio il caso del Lido di Parè emerso nell'ambito dell'inchiesta Metastasi del 2014. «Secondo gli inquirenti - si legge nel dossier - prima ancora che il bando per l'appalto del lido fosse stato reso pubblico, un esponente del clan Coco Trovato (ritenuto anche a capo della locale di 'ndrangheta di Lecco) insieme a un consigliere comunale, membro della commissione urbanistica, avrebbero creato una società (poi affidata a un prestanome) con l'obiettivo di partecipare e vincere la gara. In questo caso, a seguito della denuncia di un altro consigliere comunale in merito a sospette irregolarità, l'operazione criminale non è infine andata a buon fine e i lavori nella struttura sono stati successivamente bloccati dalla prefettura che ne ha accertato le irregolarità procedurali».

Estorsioni e usura

Estorsioni. Dal 2010 al 2015 il numero di episodi denunciati dalle forze dell'ordine all'autorità giudiziaria è aumentato progressivamente da 16 a 46, scendendo a 39 nel 2016 (dati Istat). Rilevante è l'incremento registrato dal 2010 al 2016, pari al 58% circa. L'ultimo dato disponibile indica nel Lecchese 11,2 estorsioni ogni 100mila abitanti.

Il dossier si concentra anche sui tratti distintivi delle estorsioni: nella nostra provincia la caratteristica saliente, come confermato dalle numerose denunce, è quella del tradizionale "pizzo".

Due i casi emersi nelle principali inchieste della magistratura (entrambe in "Metastasi"): la richiesta, tramite minacce e intimidazioni, di 200mila euro volta a risarcire un debito a F.C., titolare di una ditta di rottamazione, tra il 2011 e il 2012; la richiesta di pizzo in cambio del servizio di protezione da parte del clan con atti intimidatori quali l'esplosione di un colpo di pistola all'interno di un ristorante.

Fenomeno non rilevante, invece, l'usura, con 1 solo caso all'anno dal 2010 al 2016 a eccezione del 2012 (0 casi) e del 2015 (2). Una media di 0,3 usure ogni 100mila abitanti.

Racket della droga

Sul fronte della droga, Lecco non è esclusa dal traffico gestito in gran parte da associazioni criminali straniere, in maniera comunque minore rispetto ad altre realtà lombarde. Il dossier cita Morterone nelle aree boschive in cui sono stati scoperti i boschi della droga dal 2008 al 2018, ma anche Bosisio-Parini-Civate-Galbiate e Merate.

Prostituzione e caporalato

La nostra provincia è al terz'ultimo posto, davanti a Lodi e Monza, per quanto concerne il fenomeno della prostituzione. Dal 2000 al 2016 sono stati 18 i delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione denunciati dalle forze di polizia all'autorità giudiziaria in provincia, con un picco di 8 nell'anno 2000 e un un minimo di 1 nel 2016. Sulla cartina degli episodi verificatisi sono segnati in rosso Casatenovo, Garlate, Lecco, Merate e Vercurago.

L'ultima sezione affrontata dal dossier riguarda il caporalato e lo sfruttamento lavorativo, punito come reato per legge dal 2011. Casi sono stati denunciati a Barzanò, Bosisio, Garbagnate Monastero, Missaglia e Valmadrera.

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