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Da agosto il Ferrhotel ospita parte dei richiedenti asilo che arrivano a Lecco

Da agosto il Ferrhotel ospita parte dei richiedenti asilo che arrivano a Lecco

Lecco, migranti ormai da mesi al Ferrhotel: ecco come si vive in un centro accoglienza

Tra lezioni di italiano e turni di pulizie, la vita (e le spese) nel centro di via Ferriera

Come funziona la vita in un centro di accoglienza per richiedenti asilo? Dove vanno a finire i famosi "trenta euro al giorno" che le cooperative ricevono per ogni ospite? Sono queste le domande che LeccoToday ha posto a Stefano Paladino, direttore socio-sanitario-educativo e vicepresidente della cooperativa Itaca, a cinque mesi dalla riapertura del Ferrhotel in veste di centro di accoglienza: da agosto, infatti, lo stabile ospita fra i 118 e i 120 migranti.

Dalla scorsa estate a oggi, la presenza dei migranti in città e in provincia è diventata una realtà con cui i lecchesi si confrontano quotidianamente, e l'ex albergo all'imbocco di via Ferriera è uno dei simboli dell'accoglienza cittadina: pur essendo in molti coloro che ogni giorno passano davanti all'edificio, nel tragitto fra la stazione e il centro commerciale Meridiana, ben poco però trapela di come si vive all'interno del centro, e di come vengono gestiti i fondi che ricevono le cooperative Itaca e Arca, cui la Prefettura ha dato l'appalto per occuparsi del centro.

«Il denaro serve anzitutto per pagare il personale che lavora per il centro - spiega Paladino - al Ferrhotel c'è sempre almeno una persona in presidio, in più abbiamo un medico che si occupa di fare un primo screening quando i ragazzi stanno poco bene, e in base ai loro sintomi decide se c'è bisogno di una visita più approfondita. Non solo: abbiamo persone che si occupano di accompagnarli negli spostamenti fra Questura e ospedale, mediatori linguistici e assistenti sociali». Sanità e assistenza le prime spese, dunque, insieme a cibo e pulizie: «Gli operatori di Arca si occupano del cibo, che viene trasportato qui e non preparato in loco perché non abbiamo una cucina adeguata. E poi c'è la persona che viene per fare le pulizie più "di fino", perché nel nostro progetto educativo stiamo insegnando ai migranti a occuparsi anche di tenere in ordine il loro spazio e le loro cose».

Alla reception, infatti, oltre alle comunicazioni e avvisi sulle modalità di controllo delle presenze e di revoca dell'accoglienza, sono appese anche le tabelle che regolano i turni di "corvée": pulizia delle camere, lavanderia, separazione dei rifiuti. «Per noi si tratta di insegnare loro anche come si vive in Occidente - racconta Paladino - coloro che otterranno l'asilo rimarranno in Italia o in Europa, e insegnare loro a usare la lavatrice, per esempio, o come fare e disfare il letto che vedono per la prima volta quando arrivano qui, può sembrare una banalità, ma è il primo passo verso l'integrazione». 

Un'integrazione che passa anche dalle lezioni di italiano, che per gli ospiti del Ferrhotel si svolgeranno nelle aule del Fiocchi e del Badoni grazie a una convenzione con il Cpia di Lecco, Centro per l'istruzione degli adulti: «I nostri insegnanti lavoreranno seguendo i loro programmi e noi diamo un contributo per il prestito delle aule. Il primo corso di alfabetizzazione lo abbiamo fatto noi, ora i ragazzi, divisi in 7 classi, seguiranno 3 lezioni a settimana e al termine del corso saranno valutati in base al Quadro comune europeo di riferimento, per vedere se raggiungono almeno il livello A1 (che è la conocenza base di una lingua, ndr)». Fra le spese, dunque, anche gli stipendi dei docenti e la cancelleria.

Nei 35 euro di quota giornaliera (questa la cifra esatta stanziata per ogni migrante, fa sapere la Prefettura), ci sono anche le spese per i kit per l'igiene personale, per i farmaci, l'eventuale trasporto dei richiedenti asilo in ospedale o agli uffici della Questura, e la manutenzione ordinaria dello stabile: «Questa compete a noi - spiega Paladino - mentre i problemi strutturali sono di competenza di Rfi, che possiede l'edificio». E nei mesi scorsi, qualche disagio c'è stato: nel palazzo, dismesso ormai da qualche anno, si sono verificati problemi con il riscaldamento e alle tubature dell'acqua, ma l'allarme ora sembra rientrato, fatto salvo qualche scarico intasato ogni tanto.

Attualmente il Ferrhotel ospita 118 richiedenti asilo, di diversa provenienza e religione (molti di loro, infatti, sono cattolici), alloggiati quasi tutti in camere doppie con bagno privato. Oltre al salone in cui mangiano e si ritrovano tutti insieme, hanno a disposizione anche uno spazio per la preghiera, e una dispensa che contiene il necessario per spuntini e colazioni. L'unico "neo" sono le due camerate comuni al piano terra, dove alloggiano otto ragazzi con solo due toilettes a disposizione: «È un problema che va risolto - ammette il vicepresidente di Itaca - ma che con i numeri attuali possiamo soltanto cercare di contenere, spostando i ragazzi che dormono lì man mano che si liberano posti nelle camere doppie».

In mano ai migranti, quindi, rimangono i due euro e cinquanta centesimi al giorno del "pocket money", denaro che loro possono amministrare in autonomia, per esempio per snack o sigarette. Denaro che, riflette Paladino, viene immesso nell'economia locale: «Trovo positivo il fatto che i soldi dell'Unione europea vengano spesi poi sul territorio: noi compriamo grossi quantitativi di farmaci, abiti, scarpe, e li prendiamo dai negozi del territorio, contribuendo ai guadagni di negozi e imprese lecchesi. E lo stesso vale per i pocket money dei ragazzi: forse in una realtà come Lecco si sente di meno la ricaduta, ma in paesi più piccoli, dove per esempio c'è un solo bar o un solo tabaccaio nelle vicinanze del centro accoglienza, anche i migranti contribuiscono a far guadagnare l'esercente. Senza contare le persone in più che vengono assunte per lavorare con i migranti, i cui stipendi arrivano dalla Ue».

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