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Filippo Nettuno alla Seoul International Marathon

Filippo Nettuno alla Seoul International Marathon

Filippo Nettuno ha portato la 3life alla Seoul International Marathon

E' tornato soddisfatto dalla maratona di Seul, il maratoneta Nettuno di 3Life. Alla sua quinta esperienza coreana, l'atleta a tagliato il traguardo in 3:07.19. "Quando a 3 km dall'arrivo cominci a vedere lo stadio olimpico, un brivido ti corre nella schiena. Vale la pena correrla solo per poter provare la sensazione dell'arrivo".

 Trasferta asiatica per Filippo Nettuno, portacolori della 3Life, volato a Seoul, la capitale della Corea del Sud, per correre domenica mattina la Seoul International Marathon sui tradizionale 42,195 km. L'atleta lecchese era alla sua quinta presenza in terra coreana, ma le emozioni provate hanno sempre un sapore particolare.

Per quanto riguarda l'aspetto prettamente sportivo, Nettuno ha tagliato il traguardo in 3:07.19: «devo dire benissimo, regolare come un orologio fino al 30° km , poi sono salito di 1 minuto ogni 5 km e gli ultimi 5 km di 2 minuti» commenta da Seul. «D'altronde non è che due settimane di Cina con aerei, alberghi, ristoranti e privazioni di sonno non lascino un segno, ma sono estremamente soddisfatto, quello che mancava alle gambe l'ha fatto la testa. È la mia quinta maratona di Seoul, tra l'edizione di marzo e quella di ottobre. La mia prima in assoluto è stata cinque anni fa, l'edizione del ventennale della vittoria di Gelindo Bordin alle Olimpiadi, ero l'unico italiano presente. Ormai conosco il percorso, ma ogni edizione fa storia a se. Quando a 3 km dall'arrivo cominci a vedere lo stadio olimpico, un brivido ti corre nella schiena. Vale la pena correrla solo per poter provare la sensazione dell'arrivo».

Filippo chiude così così il suo racconto sulla manifestazione: «molta gente sulla strada ad incitarti e ottima organizzazione, l'unico disappunto, una terribile maglietta giallo canarino senza neanche una scritta della maratona se non il marchio dello sponsor. Devo dire grazie ad Anna che la sera prima mi ha chiesto se l'avrei fatta o no e mi ha incitato a non farla come una tapasciata».

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