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Daniele Bizzozero

Daniele Bizzozero

Lecco, in manette il patron Daniele Bizzozero

L'arresto - in mattinata - a conclusione di "Margin Call", inchiesta della Finanza

La Finanza - in mattinata - ha arrestato Daniele Bizzozero, patron della Calcio Lecco, a conclusione di "Margin Call - C'è chi paga le tasse. E chi poi se le ruba", operazione che ha portato in manette - anche - altre 4 persone (tra cui Stefano Bruni, ex sindaco di Como), poichè - a vario titolo - hanno contribuito a cagionare la bancarotta di società incaricate di pubblico servizio.

L'operazione.

La punta dell'iceberg è stata scoperta nel marzo del 2014, quando è stato tratto in arresto, per peculato, Daniele Santucci, storico patron di AIPA società incaricata da oltre 800 Comuni sparsi in tutta Italia di riscuotere i tributi locali. Il metodo per sottrarre denaro alle casse comunali era semplice: 2 conti corrente intestati fittiziamente alla società - ma non inseriti nella contabilità - sui quali confluivano i denari provenienti dalla riscossione e dai quali il Santucci attingeva secondo propria necessità.

Poi, nel maggio 2015, sotto la direzione della Procura Regionale della Corte dei Conti lombarda, quanto scoperto in sede penale è stato analizzato sotto la lente dei principi contabili dell'Erario; quindi: sequestrati tutti conti corrente e le proprietà riconducibili alla società di riscossione, passaggio necessario per garantire il ristoro del danno erariale causato.

Oggi, 26 maggio 2016, i militari della Guardia di Finanza di Lecco, coordinati dalla Dott.ssa Donata Patricia Costa – Pubblico Ministero presso la Procura di Milano - hanno dato esecuzione a 5 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di 1 cittadino olandese residente in Svizzera, 3 italiani residenti nel milanese, nel comasco ed 1 in provincia di Pesaro Urbino; tutti indagati - a vario titolo - per i reati di bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, abusivismo finanziario e costituzione fittizia di capitale sociale.

Il danno causato dagli arrestati ad AIPA - alla quale è stato revocato, nei giorni scorsi, il concordato preventivo a causa delle gravi distrazioni effettuate dagli amministratori a ridosso della richiesta della procedura concorsuale - e MAZAL - della quale è stata riconosciuta, sempre dal Tribunale Fallimentare di Milano, l'insolvenza fraudolenta - ammonterebbe almeno a 150 milioni di euro.

L'attività di indagine ha consentito di attribuire ad ogni attore il suo ruolo: Virgilio Luigi, manager dalla lunga esperienza nel settore finanziario che avrebbe dovuto traghettare AIPA fuori dalla situazione in cui si trovava a causa della precedente gestione, salvare l'attività di riscossione dei tributi di circa 1200 Comuni e centinaia di posti di lavoro, ha invece continuato a drenare risorse pubbliche – infatti i denari raccolti dalla società provenienti dalla riscossione dei tributi sono di proprietà dei Comuni – anche per mezzo di fatture pagate per consulenze di importi rilevanti.
Con AIPA in stato di "pre fallimento" Virgilio, senza una trattativa pubblica, conferisce i contratti di riscossione degli Enti Locali alla MAZAL – società neo costituita, il cui capitale sociale (requisito necessario per poter essere iscritti all'Albo delle società di riscossione tributi) è risultato pressoché nullo.
Ed è proprio per costituire il capitale sociale di quest'ultima società (18 milioni di dollari americani in titoli emessi dalla JP MORGAN1 , rivelatisi privi di valore alcuno così come fasulle sono risultate essere due polizze fideiussorie per 10 milioni di euro) che Virgilio si è rivolto a Bruni Stefano, noto personaggio politico del comasco, già sindaco di Como per 2 mandati e Bizzozzero Daniele, patron del Lecco Calcio.
I due svolgono un ruolo assolutamente attivo nella intermediazione, contrattazione ed acquisto dei titoli (incassando tra l'altro centinaia di migliaia di euro per consulenza/intermediazione) introducendo Demers Johannus, faccendiere olandese stabilitosi a Lugano, che in una banca estera detiene centinaia di milioni di titoli JP MORGAN descritti.

L'operazione, preceduta da diverse attività di perquisizione e sequestro di beni e disponibilità finanziarie su conti correnti per oltre 4 milioni di euro, si è conclusa con l'arresto degli indagati ed ha visto l'impiego di oltre 50 militari nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como e Pesaro Urbino; sono in corso - anche - i sequestri su tutti i titoli JP Morgan nella disponibilità degli arrestati che potrebbero essere stati utilizzati per fini illeciti.

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