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Addio a Pino Galbani, reduce del lager di Mauthausen

«Pino spronava tutti noi a non dimenticare e a non dare mai per scontati i valori di libertà e democrazia. Grazie Pino»

Si è tenuto - oggi, mercoledì 28 - nella chiesa di Castello, officiato da Don Egidioil funerale di Pino Galbani, reduce del campo di concentramento di Mauthausen, spentosi il giorno di Natale a 90 anni.

«Se ne è andato in un giorno speciale come era lui», ha detto Virginio Brivio, presente alle esequie con il Gonfalone della Città di Lecco.

Giuseppe "Pino" Galbani, nato a Ballabio il 10 ottobre 1926, era operaio alla Rocco Bonaiti di Lecco, fabbrica metallurgica, e - il 7 marzo 1944 - partecipò con molti colleghi allo sciopero che - in quei giorni - scosse le fabbriche del Nord Italia. Gli operai chiedevano un aumento delle razioni alimentari, la pace, il riconoscimento degli organismi dei lavoratori e la libertà.

Quel 7 marzo, il lavoro alla Bonaiti venne sospeso, ma già poche ore dopo, una colonna armata di fascisti e militari arrestò circa 30 lavoratori e lavoratrici delle frabbriche lecchesi in sciopero: Rocco Bonaiti, Badoni, Caleotto e File.

Gli operai furono portati prima a Como, costretti - lì - a sfilare legati per le vie della città; poi, pochi giorni dopo, vennero trasferiti a Bergamo, dove furono consegnati ai tedeschi per la deportazione nei lager.

Pino fu mandato nel campo di sterminio di Mauthausen.

Solo in 7, dei 26 lavoratori arrestati, tornarono: Regina Aondio, Lino Funes, Giuseppe Galbani, Ernesto Ghisleni, Elisa Missaglia, Antonietta Monti e Agnese Spandri.

La storia umana di Galbani, negli anni, si è intrecciata con quella di migliaia di studenti, di lavoratori, di tanti cittadini lecchesi e non, che lo hanno ascoltato nelle centiana di assemblee, incontri e manifestazioni, dove ha raccontato e condiviso la drammatica esperienza vissuta nel lager.

«Pino spronava tutti noi a non dimenticare e a non dare mai per scontati i valori di libertà e democrazia - lo ha ricordato Brivio - Insegnamenti che in questi giorni, di fronte a quanto sta accadendo nel cuore dell'Europa, devono restare più che mai vivi nei nostri cuori. Grazie Pino».

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