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Venerdì, 1 Luglio 2022
L'intervista / Valsassina / Via degli Artigiani

Caso Combi Arialdo, parla l'azienda: “Finiti in una diatriba politica. Chi pensa al tema sociale?”

Intervista fiume sul caso che fa discutere in Valsassina: l'ampliamento della storica ditta sull'area del Barech è al centro delle polemiche tra maggioranza e ‘ribelli’

Sono le settimane dello scontro politico a Ballabio. Scontro che è spostato temporaneamente sull'approvazione del bilancio di previsione 2022-2024, con rischio di commissariamento del Comune in allegato, ma che affonda le radici alla discussione sul protocollo d'intesa firmato tra ente, Provincia, Regione e Combi Arialdo per lo spostamento di quest'ultima, storica azienda locale presente in cinque continenti, in un'area limitrofa oggi adibita a pascolo, allo scopo di non dover delocalizzare e sostenere un aumento costante della produzione. I dipendenti della stessa hanno già detto la propria sul tema, ma ora è la stessa azienda di via degli Artigiani, che conta su 65 dipendenti diretti - oltre a soci e collaboratori vari - e punta a toccare la tripla cifra, a prendere parola, mettendo i vari accenti su una querelle che l'ha vista diventare pomo della discordia per quelle che, credibilmente, sono delle discussioni interne al partito.

“L’obiettivo comune è quello di raggiungere gli obiettivi che si è prefissa l'azienda - premette Simone, 33enne scelto come rappresentante dei dipendenti -. Sono loro i primi a mettersi a mostra disposizione nel momento in cui c’è bisogno, io ho iniziato da giovane quattordici anni fa e ricordo ancora il primo colloquio per l'assunzione con la qui presente signora Maria. Sono cresciuto professionalmente e umanamente, posso dire con sincerità che mi sento parte della Combi anche grazie a loro, che mi trattano come un membro della famiglia. Con pro e contro (ride, ndr). Oggi porto avanti ragazzi giovani con la mentalità che mi è stata infusa durante tutto questo tempo”. Il progetto? “Noi ne abbiamo parlato, ci siamo trovati pienamente d’accordo con l’azienda e il Comune, che ha dato il proprio appoggio allo sviluppo. Le nostre parole sono state messe in dubbio, ma ribadisco che non sono state parole pilotate”.

intervista combi arialdo 1 giugno 20221 simone-2

Alla Combi Arialdo è stato messo davanti principalmente il problema ambientale: “Ma non ho sentito dire che il progetto sarà corredato dal bilancio ambientale”, precisa l’architetto Marco Castelli dello Studio Arco, che sta seguendo il progetto dell'azienda; progetto che prevede anche una spesa di 400mila euro per quanto riguarda le opere pubbliche e altri 600mila circa per il 50% della spesa da sostenere insieme alla Provincia per sistemare il tratto della Strada Provinciale 63 coinvolto.

“Spero che nelle parole di Simone si siano letti due argomenti importanti - puntualizza Castelli -: ‘Ho avuto la fortuna’ e ‘mi sento parte’. Questo tema dell’inclusività permette a ognuno di essere sé stesso”. Il primo tema ecologico “a cui dobbiamo tendere, dice che la sostenibilità parte dove c’è dignità del lavoro. Sentir affermare che in azienda c’è stata una crescita umana, vuol dire che questo obiettivo è stato centrato. La famiglia Combi non ha voluto utilizzare delle leggi a sua disposizione per sviluppare l’attività produttiva, ma ha chiesto di poter collaborare alla realizzaizone di un obiettivo condiviso con gli enti territoriali. Se le cose si fanno bene, queste creano un vantaggio per tutti, dando delle opportunità soprattutto agli ultimi”. La necessità “è quella di tornare a essere protagonisti, ma la strada percorsa ha permesso di trasformare l’azienda da quella che era, un'attività in un garage, a quella che è oggi”.

“20-25mila passi al giorno per chi lavora”

Oggi c'è la necessità di espandersi: “Tra i vari capannoni abbiamo a disposizione una sola sala, dove siamo ora, per ricevere clienti e fare corsi di formazione. Questo influisce sul lavoro e ci ha portato a dover affittare degli spazi esterni, con un evidente aggravio per l’attività produttiva perchè i flussi non possono essere rapidi e sostenibili. Qui c’è gente che fa eccessivi sforzi energetici, qualcuno percorre 20-25mila passi al giorno”. Riqualificare, per Castelli, “significa dare un benessere maggiore a tutti, ricollocando lo sforzo fisico in 6-7mila passi al giorno”. Non solo: “Mancano dei servizi che la proprietà vorrebbe mettere a disposizione, anche e soprattutto dei dipendenti; le assemblee sono fatte in piedi, qui l’unico spazio sono i capannoni produttivi. Lo scopo è quello di dotarsi della normalità”.

Inoltre, “attraverso un aumento della capacità produttiva si può raggiungere quella maggiore penetrazione del mercato che ci viene costantemente richiesta. Perderne una fetta vuol dire anche perdere la posizione di azienda leader e quindi incidere sulla struttura produttiva. Il dimensionamento aziendale non è uno sfizio per l’imprenditoria, ma una necessità aziendale per mantenere alta la qualità del prodotto da collocare sul mercato, generato con grande maestria. Questo obiettivo non può trovare un ostacolo di pregiudizio, vanno contemplate tutte le necessarie attenzioni per tutti i temi importanti, nel rispetto di norme, leggi e regolamenti, ma, ribadisco, senza pregiudizi”.

“Vogliamo un progetto condiviso. Coinvolti in una diatriba”

“Sin dal primo giorno, l’abbiamo scritto e dichiarato, vogliamo raggiungere l’obiettivo di un forte inserimento a livello naturale. Se questo progetto verrà modificato e migliorato, ben venga: è quello che chiediamo. Noi confidiamo in un progetto dialogato: lo ribadiamo anche in questa sede. La proprietà vuole sviluppare un progetto che sia portato a conoscenza diretta a un numero importante di persone, se non condiviso”, aggiunge Castelli.

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“Fino ad ora ci siamo sentiti coinvolti in una diatriba: nessun interlocutore, se non chi ha sottoscritto il protocollo d'intesa, e non un accordo di programma com'è stato detto, ha chiesto spiegazioni di qualche genere all’azienda - precisa Castelli -. Per ora non abbiamo ricevuto una richiesta di spiegazioni: abbiamo letto tutto e il contrario di tutto, spesso sorridendo su evidenti lacune d’informazione che mostravano alcuni protagonisti”. Un esempio? “L’unico pascolo previsto è fortemente degradato dall’inquinamento, un fatto di cui l’amministrazione era a conoscenza prima di mettere a punto il Pgt il 4 novembre 2011: nessuno è intervenuto per modificare quelle regole”. Il progetto “è al vaglio di una manifestazione d’interesse dell’ente provinciale e ha il supporto dell’azienda, che ha garantito il rispetto della legge sull’occupazione e dell’equità finanziaria, con il rifacimento e la messa in sicurezza della Strada Provinciale 63, accesso alla zona industriale di Ballabio con il finanziamento del 50% della Regione e del 50% della ditta Combi attraverso la sua espansione”.

“Progetto con valenza sociale”

L’accordo di programma, infatti, “è ancora da redigere e al suo interno saranno contenute le regole che disciplineranno lo svolgimento dei lavoratori. La valutazione tencica? È super partes e svolta dalla Regione, in caso di esito favorevole le parti si sono impegnate a sottoscrivere il sopracitato accordo di programma entro la fine dell’anno e non prevede l’esclusione di altri attori: altri, come enti sociali e oltre aziende, si potranno inserire con azioni collegate per raggiungere obiettivi collaterali”.

L’azienda attuale “verrà completamente riqualificata, ha bisogno di altri seimila metri quadri aggiuntivi, mentre lo stabile presente sul Barech verrà spostato. Sul territorio di Ballabio non c’è un’altra opportunità. I lavoratori sostengono questa idea e l’ha detto prima Simone: il dialogo non è solo della proprietà, ma di tutta la famiglia aziendale. L’obiettivo comune rimane lo sviluppo in questo territorio, per confermare la centralità del paese nel sistema economico valsassinese, con un nome esportabile in quasi tutti i continenti”.

intervista combi arialdo 1 giugno 20222 Marco Castelli-2

“Tralasciato il tema culturale”: lo spazio per la formazione

La Combi, spiega Castelli, “non ha niente da nascondere, ha un obiettivo da raggiungere attraverso il dialogo per far combaciare anche gli interessi ambientali, sociali e culturali”. Il tema tralasciato, nel dibattito, “è quello culturale, noi l’abbiamo presentato e nessuno ne ha parlato. La Regione ci ha chiesto d’inserire uno spazio per la riconversione dei disoccupati nel sistema metalmeccanico, dove anche la altre aziende potranno attingere”. “Ci siamo attivati, su segnalazione dalla minoranza, con dei partner sociali al fine di costruire un progetto convergente su quello di sviluppo aziendale. Ci spiace poterlo spiegare solo a mezzo stampa, ma v'invitiamo a presenziare ai tavoli futuri: ribadisco, non abbiamo niente da nascondere”.

“Non vogliamo andare altrove. Problema mai affrontato”

La delocalizzazione “non è nelle volontà della proprietà, non vuol essere costretta a farlo, perdendo anche solo uno dei collaboratori in caso di spostamento - precisa Castelli -. La volontà, invece, è quella di portare avanti il proprio sviluppo industriale creando maggiori opportunità attraverso un progetto dialogato. Soprattutto, aumentando gli investimenti personali: non arrivano soldi dal cielo, ma sono messi dalla proprietà perché crede nelle persone e nel territorio. Quando mi dicono che è bello vedere un prato quando si torna dal lavoro, mi chiedo se si pensa alle persone che non avrebbero nemmeno l’opportunità di farlo in caso di delocalizzazione: perchè non si è fatto di tutto in precedenza per evitare questa situazione? Ci sono stati undici anni per affrontarla, evidentemente in precedenza era condiviso lo sfruttamento di questa opportunità. La responsabilità di chi poteva e doveva decidere non può essere demandata all’azienda, ognuno si deve assumere la responsabilità”. Il progetto “ha una tematica ambientale al suo interno, quindi condividiamo questo tipo di posizione. Le altre ragioni vanno messe a disposizione per costruire la ragione d’interesse generale”.

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“Nessuno ha chiesto informazioni”

“Nel 2017 è stata fatta una richiesta di semplificazione in linea con le aspettative aziendali, ma non è mai stata data risposta. In cinque anni l’azienda è cresciuta ancora, altrimenti avremmo chiuso, lavorando oggi con cinque continenti e 78 nazioni: va rispettata la qualità di chi ha lavorato per l’azienda Combi, non scambiandola con piccoli interessi personali. Possiamo collaborare e discutere, ma non accettiamo che si manchi di rispetto anche solo a uno dei collaboratori: tutti possono avere le loro idee, ma in questo dibattito non è stata mai richiesta la posizione di queste cento persone che lavorano, giorno dopo giorno, per il loro futuro. Tutti erano informati e tutti avrebbero potuto venire a chiedere informazioni: solo l’ex sindaco Consonni, le va dato atto, ha posto il problema ambientale, specificando legittimamente che il suo benestare era legato solo a quello. Tutte le altre critiche sono state mosse su altri campi: pensiamo a com'è stato comunicato il tutto, ma non a Simone che deve pagare il mutuo e magari non può seguire un processo di delocalizzazione?”.

“Protocollo che nasce ad agosto 2021”

“Il 4 agosto 2021 qui si sono presentati quelli che volevano capire, a livello comunale, provinciale e regionale. Solo in quel momento è nata l’idea del protocollo poi sottoscritto, volto a sviluppare occupazione e altre attività: noi abbiamo detto ‘presente’ e sono stati costruiti i vari ragionamenti, condivisi con chi era interessato a dialogare con noi. Se i problemi sono di natura politica, noi ci chiamiamo fuori perché a noi quella non compete: Comune, Provincia e Regione ci hanno dato la possibilità di parlare. C’è chi nasce per la filosofia e chi per la meccanica, per noi è fondamentale il dialogo con chicchessia e auspichiamo in una risposta precisa da parte di Palazzo Lombardia per sviluppare un accordo di programma che serva tutta Ballabio e permetta di sviluppare il tessuto socio-economico”.

“Commissariamento? Speriamo di no”

Il rischio commissariamento potrebbe anche non toccare l'avanzamento verso l'accordo di programma, ma Castelli va oltre: “Se così sarà, e speriamo di no per il bene di Ballabio, ci auspichiamo un gruppo di lavoro istituzionale impegnato per il bene comune. La situazione sarebbe davvero nefasta, ma per il paese intero: il sistema sociale ha bisogno di politiche serie, ideali e progettualità di sviluppo, non di tatticismi. Noi auspichiamo che Ballabio scelga di essere costruttore di una realtà economica, strutturale e sociale che la renda veramente una città in cui l’ambiente sia un protagonista costruttivo”. Dal confronto con la minoranza, invece, “è nata la richiesta di una caratterizzazione femminile della nuova struttura, proposta che abbiamo preso in seria considerazione e stiamo sviluppando”.

Strada provinciale 63 barech ballabio-2
L'area interessata dal protocollo d'intesa

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