Il Vescovo emerito di Belluno scrive al "Re del Civetta"

Si conferma forte il legame tra il mandellese Giorgio Redaelli e la terra delle sue amate Dolomiti dove ha compiuto molte imprese

Giorgio Redaelli (primo a destra) insieme a Messner e ad altri amici alpinisti in una foto di repertorio.

«Sono orgoglioso di sentirmi bellunese a tutti gli effetti». Senza nulla togliere alle sue origini mandellesi e alla frazione di Molina, dove è nato nel 1935, e ora residente in Valsassina, non nasconde la propria soddisfazione per i legami sempre più forti con le sue amate Dolomiti. Lui è Giorgio Redaelli, meglio conosciuto con l'appellativo di “Re del Civetta”.

A dettare questa ambita appartenenza alle zone dolomitiche le conquiste che lo hanno visto impegnato nel periodo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, come testimoniato nella lettera inviatagli nei giorni scorsi dal segretario del vescovo emerito di Belluno e Feltre monsignor Giuseppe Andrich (in una delle foto sotto). «Egregio signor Giorgio, per ringraziarla di vero cuore per la sensibilità dimostrata per il suo ottantesimo compleanno, la prego di accogliere i più cordiali saluti e auguri da parte del Vescovo Giuseppe, ai quali aggiungo volentieri anche i miei personali». Questo il tenore della missiva di un uomo di Chiesa amante della montagna, presente in alcune occasioni alla consegna di riconoscimenti alla carriera alpinistica di Redaelli. Ultima in ordine di tempo il “Pelmo d'oro”.

Il tam tam social: «Sulle nostre montagne il tuo nome è scolpito in modo indelebile»

A seguire il tam-tam dei social: “Mi sono commossa nel leggere quella lettera. Complimenti, sei grande, sei dei nostri, sei bellunese.” Altri “Caro Giorgio nei nostri paesi e sulle nostre montagne il tuo nome è scolpito in modo indelebile". "Belluno è orgogliosa di un grande che si sente cittadino a tutti gli effetti. Eroe non solo sulle pareti verticali, ma anche nella vita civile". "Il 4 novembre 1966 durante la paurosa alluvione si rese protagonista della salvezza di decine di persone tra cui i componenti del Coro Vetta di Ponte Valtellina che avevamo portato in Valle per la cerimonia della fondazione del Cai Val Zoldana. Grande Giorgio".

Sì perché da quelle parti la montagna è insita nel dna della gente fin dai giovanissimi che animati dallo stesso spirito degli adulti arrivano a chiedere l'autografo a Giorgio Redaelli. «Arrampicatore di razza, ha saputo esprimersi ai massimi livelli tecnici della sua epoca tanto sulla roccia dolomitica, quanto sul terreno d'alta quota delle Alpi occidentali. Il suo capolavoro fu sicuramente l'incredibile prima invernale della via Solleder sulla parete Nord Ovest del Civetta una salita che costituì un grande passo nell'alpinismo invernale, ascensione nella stagione più fredda dell'anno» - scrisse la stampa dell'epoca. 

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Una storia segnata anche dalla partenza da Mandello in sella al Galletto, la moto made in Guzzi, con destinazione Belluno. Nel pesante zaino le attrezzature da parete e i caldi calzettoni di lana confezionati da mamma Amalia. "Momenti di vita” raccolti nel libro edito nel 2004 e nel volume “82 anni di forti emozioni" a raccontare le epiche imprese di Giorgio Redaelli, che gli hanno valso la corona regale partita dal titolo di un giornale del 1961 che titolava “Il Re del Civetta vince ancora”. (Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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