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Domenica, 29 Gennaio 2023
Il caso / Centro storico / Piazza Armando Diaz, 1

Ordinanza "affama-animali", il sindaco bersaglio delle critiche

Dopo il provvedimento che vieta di offrire cibo alla fauna selvatica e ai randagi, Mauro Gattinoni e il Comune di Lecco attaccati da più parti: associazioni animaliste, parlamentari, consiglieri comunali e partiti nazionali

L'ordinanza "affama-animali", come definita da più parti, è ormai un caso. Di cosa parliamo? Del provvedimento del sindaco Mauro Gattinoni che vieta a chiunque di somministrare qualunque tipo di alimento costituito da mangime, granaglie, scarti e avanzi alimentari di ogni tipo, a tutte le specie di animali selvatici e randagi sull'intero territorio comunale di Lecco. Le reazioni giunte in redazione nelle ultime ore quasi non si contano più.

La Lega ha intimato, per voce del capogruppo cittadino Cinzia Bettega, al sindaco di "pensare a questioni primarie e non alla fauna", la parlamentare Michela Brambilla ha ventilato un ricorso al Tar qualora il provvedimento non venisse ritirato, l'ex assessore comunale all'Ambiente Ezio Venturini ha ipotizzato un negativo impatto sulla popolazione di gatti randagi, mentre l'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha invitato la popolazione alla disobbedienza civile, aggiungendo nelle ultime ore questo commento: "Apprendiamo con soddisfazione della parziale marcia indietro dell'amministrazione comunale della città lacustre in merito all'ordinanza 'affama randagi' entrata in vigore nei giorni socrsi. Il sindaco afferma infatti che i volontari potranno continuare liberamente continuare a dar da mangiare ai gatti delle colonie. Questa decisione di fatto ripristina un principio sancito dalla legge ma rimangono altri punti dell'ordinanza che sono illegali - scrivono in una nota gli animalisti di AIDAA - Pertanto restiamo fermi sulle nostre posizioni chiedendo il ritiro di tutta l'ordianza e l'eventale emissione di una nuova ordinanza che non preveda divieti ma si limiti alle prescrizioni di natura igienico-sanitaria e di decoro e pulizia del suolo pubblico. Questioni queste assolutamente condivisibili".

LNDC Animal Protection: "Selvatici ok, randagi no"

"Ho scritto una lettera al sindaco Gattinoni perché questa ordinanza non è assolutamente accettabile, nel modo in cui è formulata - fa sapere Piera Rosati, presidente LNDC Animal Protection - Da un lato trovo comprensibile il divieto di dare cibo agli animali selvatici. Siamo i primi a dire che la fauna selvatica debba essere considerata tale, quindi ogni tentativo di addomesticamento o interazione eccessiva con l'uomo dovrebbe essere evitata innanzitutto per tutelare gli animali stessi. Il diventare troppo confidenti e l'avvicinarsi senza paura alle persone, infatti, può rappresentare un grosso pericolo in primis proprio per i selvatici, mettendo a rischio la loro incolumità e la loro capacità di procurarsi il cibo da soli in base alla loro natura e all'equilibrio dell’ecosistema".

"Il discorso però si fa molto diverso quando si parla di cani e gatti che la legge considera animali d'affezione, tutelandoli in maniera particolare. Nello specifico, quando questi animali sono randagi ricadono sotto la responsabilità del sindaco che quindi è tenuto a provvedere alla loro tutela e al loro benessere. Di certo non si può pensare che negare loro il cibo sia una misura che possa in alcun modo salvaguardare il loro benessere, ma al contrario può costituire il reato di maltrattamento di animali", prosegue Rosati.

"Ho quindi ricordato al sindaco che il fenomeno del randagismo non si combatte affamando gli animali ma provvedendo alla loro sterilizzazione, monitorandone la popolazione e promuovendo l'adozione di quelli che hanno maggiore difficoltà a vivere liberi. Per assicurare la salvaguardia del decoro urbano è sufficiente fornire delle regole precise e di buon senso per chi provvede a sfamarli, in modo che i punti in cui viene somministrato il cibo restino sempre puliti una volta che gli animali hanno mangiato".

REA: "Ipotesi di maltrattamento?"

Non solo associazioni animaliste. Le reazioni sono state anche politiche, come conferma l'intervento del segretario nazionale del partito Rivoluzione Ecologista Animalista, Gabriella Caramanica. "Reputiamo gravissima e fuori luogo l'ordinanza emanata recentemente dal Comune di Lecco che stabilisce il divieto per i cittadini di dare cibo agli animali selvatici o randagi, con multe salatissime che possono arrivare fino a 500 euro. Rivoluzione Ecologista Animalista stigmatizza con decisione il comportamento istituzionale del sindaco, che contravvenendo alla legge che lo rende unico responsabile del benessere degli animali del suo territorio, ha deciso, in maniera illogica, di lasciar morire di fame e di stenti i poveri randagi del suo comune. Siamo di fronte a una totale inosservanza della legge nazionale a tutela degli animali, e purtroppo in Italia questo non è il primo caso in cui un primo cittadino emette un'ordinanza così scellerata e insensata, degna di denuncia penale per maltrattamento. Un'ipotesi alla quale il nostro partito potrebbe seriamente pensare se il Municipio non dovesse tornare sui propri passi. Il sindaco di Lecco, dunque, deve dare risposte immediate e concrete. Noi continueremo a monitorare la situazione e a difendere i diritti degli animali della città lombarda".

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