«La vostra sanità funziona e ci ha aiutati», ristoratori egiziani devolvono nuovamente il loro incasso all'ospedale

La scelta della famiglia Kellini, con due locali a Mandello e Abbadia. «Anche durante il covid un servizio prezioso. I fondi andranno al Manzoni di Lecco e al San Matteo di Pavia»

La famiglia Kellini.

«Perché lo rifate nonostante la pandemia vi abbia fermati nella vostra attività per oltre due mesi?» La domanda sorge spontanea ed è rivolta ad Emile Kellini che con i fratelli Ezzat e Malak riproporranno nei prossimi giorni una nuova lodevole iniziativa di solidarietà dopo la raccolta fondi promossa nel novembre del 2019 a favore dell'ospedale di Lecco dove venne assistito, e ben curato, un loro caro. La risposta alla domanda, da parte della famgilia di ristoratori egiziani, è la stessa di allora. Un grazie sincero: «La vostra sanità è una cosa bella, funziona bene e nel passato è stata importante per aiutare un nostro parente. Ci è quindi sembrato giusto ringraziare il territorio e l'ospedale di Lecco con questa sorta di donazione» - disse Angelo Kellini, un'altro dei fratelli.

Il nuovo doppio appuntamento è fissato per giovedi 1° ottobre ad Abbadia e mercoledi 7 ottobre a Mandello del Lario con l’iniziativa denominata “Cibo, Bar e…sorrisi” patrocinata dalle Amministrazioni dei due comuni dove i Kellini operano dagli anni 2000 con il Bar Ristorante Oro Nero e l’attigua Pizzeria Lario di piazza San Zeno nella cittadina del riconfermato sindaco Riccardo Fasoli, e con la Pizzeria Pace ad Abbadia Lariana, comunità guidata dal primo cittadino Roberto Azzoni.

Lo scorso anno questo evento, che vide devolvere l’intero incasso della giornata all’ospedale Manzoni permise di raccogliere la significativa somma di 1.800 euro, dimostrando anche la vicinanza della popolazione alla famiglia egiziana e all'attenzione dimostrata visto il nostro sistema di sanità pubblica. La novità di questa seconda edizione è legata all’aggiunta, insieme al nosocomio di Lecco, del Policlinico San Matteo di Pavia: due realtà sanitarie che hanno avuto parte importante e determinante, anni addietro, nella risoluzione di un problema di salute dei Kellini.

«La pandemia ci ha dato una lezione di vita, aiutandoci una volta di più a capire che la salute di tutti è un bene primario»

«Il covid mi ha dato una lezione di vita costringendomi due mesi in casa senza poter lavorare, privandomi quindi degli introiti, dai ricavi. L’insegnamento ricevuto da questo momento delicato sta nel fatto che la salute è un bene primario al punto che possiamo rinunciare al guadagno di una giornata di lavoro e devolverlo ad altri» - ha commentato Emile Kellini che con umiltà e lontano dal voler dare insegnamenti ci invita a leggere dal suo telefonino un passaggio tratto dal Vangelo di Matteo: “... Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste, nudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a trovarmi". Una citazione non casuale ma dettata dal forte attaccamento al loro credo religioso della Chiesa copto ortodossa.

I ristoratori egiziani hanno detto di aver apprezzato la sanità pubblica italiana anche durante l'emergenza Coronavirus, quando medici e infermieri sono stati in prima linea per curare le persone e salvare vite umane. «Un servizio sempre molto prezioso».

I nostri interlocutori lasciarono vent'anni fa la madre patria egiziana per coltivare e continuare il loro lavoro di pizzaioli nel nostro Paese. Un'arte ben inserita nel contesto delle due giornate di giovedi 1 ottobre e mercoledi 7 in cui “Cibo, Bar e…sorrisi”. La speranza, viste le nobili finalità, è che tanti aderiscano anche questa volta. L’accesso ai pubblici esercizi aderenti all’iniziativa sarà rigorosamente regolato dal rispetto delle normative anti covid.

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(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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