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Niccolò Mornati

Niccolò Mornati

Mornati assolto: «Piccola consolazione per un grave danno. Rivincite? Ora le cerco nella vita quotidiana»

La positività all'anastrozolo nel 2016 gli costò una squalifica di due anni. «Non capisco ancora oggi perché sia accaduto tutto questo. Chi ti accusa di doping deve assumersi le proprie responsabilità»

«Non voglio rivincite sportive, le cerco nel lavoro. Sono sempre stato coerente con i miei principi e questo mi basta».

Il canottiere mandellese Niccolò Mornati, 37 anni, è stato assolto in sede penale - con formula piena - dal Tribunale di Terni in merito al caso anastrozolo che nel 2016 gli causò una squalifica sportva di quattro anni poi ridotta a due.

La positività all'anastrozolo del 2016

Mornati, che vide la sua carriera interrompersi bruscamente, si è sempre dichiarato innocente. Ed è ovvio che questa assoluzione sia ora vissuta dal mandellese in maniera agrodolce. Lo abbiamo incontrato, a distanza di qualche giorno dal pronunciamento del Tribunale di Terni, per sondare il suo umore.

Niccolò, come convive il senso di sollievo con l'amarezza per tutto quello che hai dovuto patire - le accuse, i sospetti - in questi anni di sospensione?

La vicenda che mi ha coinvolto è stata così surreale e tanto lontana dai miei principi che la piena assoluzione da parte del Giudice ha rappresentato una piccola consolazione a un grande danno. Ciò che mi ha dato forza in questi due anni e mezzo, oltre al sostegno di chi mi vuole bene, è stata la mia totale buona fede e convinzione di aver agito sempre correttamente, senza commettere alcun illecito, sicuro che prima o poi qualcuno avrebbe riconosciuto tutto ciò. I sospetti e le accuse le voglio lasciare a chi non conosce la mia persona e la mia storia

Il danno per te è stato enorme. Oltre all'immagine, un'Olimpiade negata. Come ti fa sentire?

Sono stati momenti durissimi, affrontati con lo spirito che solo lo sport ti può insegnare. Quello che mi sono costruito con sacrificio e dedizione in quasi 20 anni di sport si è polverizzato in un secondo. Da esempio da seguire, per gli sforzi che ho messo in campo per conciliare lo sport con gli studi prima e con il lavoro poi, mi sono ritrovato improvvisamente a "pecora nera" del sistema. Per me il solo partecipare alla mia quarta Olimpiade significava molto più che vincere una medaglia. Essere stato Olimpionico vuol dire avere dato un senso alle scelte fatte nella vita, aver fatto parte totalmente del movimento sportivo, agonisticamente, istituzionalmente e professionalmente. Ciò che mi ha molto rattristato è che tutto ciò, a un certo momento della mia vita, sia stato messo in discussione da un qualcosa che ancora non conosco.

A distanza di anni, ti spieghi "perché" hai dovuto subire questo accanimento?

Una chiara spiegazione non me la sono mai data, ma spero tanto che né il mio cognome né la mia società sportiva di appartenenza ne siano stati la causa. Sicuramente il messaggio più negativo che è chiaramente passato e mi ha ferito è che il rilevamento della mia positività abbia rappresentato la prova del buon funzionamento del sistema antidoping in Italia, il quale non fa sconti a nessuno. Mi è apparsa questa una posizione estremamente "pilatesca" e poco coerente con il contesto sportivo. Nello sport uno si assume sempre le proprie responsabilità e alla stessa stregua chi accusa qualcuno di essere un dopato, di essere uno che imbroglia, per le implicazioni devastanti che ne scaturiscono, deve assumersi le sue responsabilità. Non esiste una "ragion di Stato", il male minore per il sistema o il capro espiatorio per dimostrare a tutti i costi che il sistema funziona.

Al di là dell'età, ti sfiora l'idea di rimetterti in gioco in qualche maniera nel canottaggio - in acqua o meno - per "rivincita personale"?

L’età? Ma se sono un ragazzino! A parte gli scherzi... Sono per natura una persona competitiva, nell'accezione positiva del termine, essendo innanzitutto molo esigente verso me stesso, le mie capacità e i miei limiti. Lo sport mi ha aiutato a migliorarmi come persona ed è stato la mia palestra di vita per tanti anni. Ora sto cercando di trasferire tutta quell’energia positiva nel lavoro e non ho bisogno di rivincite personali perché penso che un'Olimpiade si possa vincere tutti i giorni, dando il meglio di noi stessi proprio partendo dalle cose semplici che procurano felicità a noi stessi e a chi ci circonda. Il canottaggio lo porterò sempre nel mio cuore. 

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