Giovane infermiera lecchese vola in Sud Sudan: «C'è bisogno di noi»

Matidle Aldeghi partirà oggi con Medici per l'Africa Cuamm. «Credo nell'importanza della cooperazione internazionale e nella difesa del diritto alla salute per tutti»

L'infermiera lecchese Matilde Aldeghi

Partirà oggi per l'Africa, dove svolgerà un'esperienza di cooperazione attraverso l'Ong Medici con l'Africa Cuamm di cui a Lecco esiste un Gruppo d'Appoggio. Protagonista è la giovane infermiera lecchese Matilde Aldeghi.

«Questo mercoledì, 16 settembre, prenderò il volo per il Sud Sudan, destinazione l'ospedale di Lui dove arriverò dopo una quarantena di 14 giorni nella capitale Juba - spiega - In realtà sarei dovuta partire a metà marzo, tuttavia l'emergenza Covid mi ha trattenuto in Italia fino ad ora. In Sud Sudan resterò per sei mesi, con la possibilità che il contratto si prolunghi per altri sei mesi».

Infermiera guarisce dal Covid e torna al lavoro in ospedale

È la stessa infermiera a spiegare in cosa consisterà la sua attività. «Una volta in loco il mio ruolo sarà quello di monitorare l'attività infermieristica locale e collaborare fianco a fianco con gli operatori sud sudanesi e all'equipe internazionale per implementare e migliorare la qualità delle cure, l'accessibilità ai servizi e l'organizzazione delle attività dell'ospedale con una speciale attenzione a quanto riguarda la salute di mamme e bambini».

Matilde si è laureata in Infermieristica all'università di Milano Bicocca nel 2014. «Subito dopo la laurea ho trascorso qualche mese in Zambia dove mi sono avvicinata all'attività di volontariato in ambito sanitario e, dopo diverse esperienze lavorative per conoscere un po' più da vicino gli ambiti di applicazione della mia professionalità, ora lavoro in Pronto soccorso presso l'ospedale di Lecco. In preparazione alla partenza con il Cuamm, poi, ho partecipato nel settembre-ottobre del 2019 a Padova, presso la sede dell'Ong, ad un corso su "Cooperare per la salute in Africa". Il corso, diviso in moduli, trattava svariati argomenti: dall'organizzazione dei sistemi sanitari alla salute pubblica a come si redige un progetto, per poi toccare anche temi più clinici in ambito ginecologico, chirurgico e di malattie infettive».

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«Ho conosciuto il Cuamm da bambina grazie alla mia famiglia, da sempre molto attenta alle iniziative organizzate sul nostro territorio, e tramite testimonianze dirette delle numerose persone che a Lecco si sono spese e si spendono per e, soprattutto, con l'Africa da molti anni.
Le motivazioni che mi spingono a partire hanno radici profonde e di duplice valenza: credo che emotivamente sia difficile spiegare fino in fondo la spinta che si prova quando ci si sente chiamati ad allontanarsi per un po' da casa per prendere parte a un progetto come questo.
Sicuramente e primariamente credo nell'importanza della cooperazione internazionale e nella difesa del diritto alla salute per tutti, nessuno escluso, in un mondo che tende a globalizzarsi spesso a scapito delle fasce più deboli. Credo che chi si occupi di salute debba necessariamente interrogarsi sui propri strumenti a disposizione per la diffusione di una salute accessibile, fruibile ed equa. Impegnarmi in un progetto del genere, oltre a rappresentare il fatto di dare concretezza ai principi deontologici dell'Infermiere, spero possa fare emergere il prezioso contributo che la professione infermieristica può mettere in campo nelle equipe nazionali e internazionali nella progettazione, nel mantenimento e nel miglioramento dei servizi sanitari, con un punto di vista sempre rivolto alla promozione della salute e alla qualità dei percorsi di cura». 

La situazione in Sud Sudan, con l'emerenza da Covid-19, non è per niente semplice. «Le criticità nel Paese sono molte: la popolazione è molto povera e segnata da anni di conflitti; le malattie sono molte, la mortalità molto alta e l'accesso alle cure ancora precario; c'è scarsità di risorse idriche e poco cibo ed è un territorio in cui è difficile anche la coltivazione. La situazione covid non rappresenta una minaccia in Sud Sudan per ora; non si registrano molti casi, però la capacità diagnostica è bassissima e quindi le stime non possono essere molto precise; ci si protegge seguendo le misure prescritte dall'Oms e con la quarantena obbligatoria per chiunque arrivi dall'estero».

Le origini

Medici con l’Africa Cuamm è la prima organizzazione italiana che si spende per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. La sua storia racconta l’avventura umana e professionale di oltre 1.800 persone inviate in 41 paesi di intervento, soprattutto in Africa, per portare cure e servizi anche a chi vive nelle località più povere del mondo.

Un'avventura cominciata nel 1950 e mai interrotta a fianco di medici e infermieri locali negli ospedali, nei distretti, nelle scuole e nelle università di Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.

Nel 1997 un gruppo di medici e operatori sanitari lecchesi rientrati da esperienze in Africa con il Cuamm fonda l'Associazione Cuamm Lecco con lo scopo di sostenere i progetti di Medici con l'Africa Cuamm, in particolar modo quelli che vedono impegnati volontari lecchesi, promuovendo al contempo una cultura di solidarietà in ambito locale.

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