Sindacati-Asst, è scontro totale: «La strada è tracciata, a settembre sciopereremo»

I rappresentanti delle sigle sindacali hanno raccontato la loro verità in conferenza stampa: «Abbiamo sempre cercato il dialogo con questa Direzione, ma è impossibile condividere un percorso comune»

Il tavolo riunito all'interno della sala Rsu dell'ospedale "Manzoni" di Lecco (Bonacina/LeccoToday)

La RSU dell'Asst Lecco e le sigle sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione e si accingono a proclamare uno sciopero interno all'Azienda, destinato ad andare in scena a settembre, che sarà articolato e strutturato dopo un percorso di assemblee con i lavoratori. Questa decisione è stata presa dopo un incontro presso la Prefettura di Lecco che non ha, secondo i rappresentanti dei lavoratori, scaturito da parte della azienda nessuna risposta sufficiente per una possibile conciliazione rispetto alle richieste portate avanti dalle sigle sindacali.

Il comunicato integrale delle sigle sindacali

Dipendenti Asst in stato di agitazione: sciopero a settembre

«Da parecchio tempo i lavoratori si trovano in cattive condizioni - spiega Ercole Castelnovo, coordinatore RSU Asst Lecco, durante la conferenza stampa convocata nella sala Rsu dell'Ospedale "Manzoni -. Abbiamo accumulato montagne di ore (50mila) di straordinari non pagati, montagne di ore di ferie (25mila giorni) che non possono essere smaltiti, per cercare di farli fare vengono assunti OSS e lavoratori interinali. I vertici dirigenziali ci hanno risposto che “il bilancio è questo” e che loro "non possono fare altro"; dal canto nostro abbiamo sempre cercato un tavolo di trattativa per cercare delle risposte mai arrivate, tutto questo mentre vediamo un degrado nella qualità del lavoro e dei lavoratori. Il personale invecchia, la media oggi è oltre i 50 anni, inoltre abbiamo carenze di organico da colmare. Vorremmo, in sostanza, avere una fotografia di quello che accade in Azienda, oltre a una correttezza nelle relazioni, che rispetti i ruoli e le gerarchie, ma risponda a un grido d’allarme lanciato dai nostri colleghi lavoratori; l’Azienda, però, non ha mai voluto fare un percorso condiviso con noi. In passato sono stati presentati preventivi per la ristrutturazione dei servizi interni per circa 41 milioni di euro: noi non ce ne accorgiamo ma questo ospedale ha già vent’anni. Forse la politica lecchese non conta più nulla fuori dai confini?».

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Castelnovo è un fiume in piena: «I lavoratori part-time da 4-5 anni non vengono sostituiti quando vanno in pensione, i partecipanti ai vari concorsi non hanno avuto nemmeno risposta. Constatiamo anche la latenza e il silenzio della parte politica: oggi non ci basta più la risposta della Direzione Generale, vogliamo aprire tavoli prefettizi di un certo peso. A tal proposito, non ho per nulla gradito l'assenza del Prefetto Formiglio all'incontro della scorsa settimana, perchè i nostri problemi si trascinano da tanti anni: dal 2016 si vede un continuo accentramento dei servizi, un utilizzo delle risorse scellerato. Non faremo battaglie tanto per farle o per la politica, ma per difendere strutture e diritti del lavoratori di fronte a queste scelte scellerate compiute dall’Azienda».

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Il destinatario primario del grido d'allarme è Brivio: «Come sindacati vogliamo dare un senso di unitarietà e stare nel merito di ciò che diciamo. Lanciamo un grido drammatico, soprattutto al sindaco di Lecco, che ha messo via XI Febbraio nelle mani della Prefettura togliendo degli ambulatori, quando in via Tubi sono già in difficoltà per spazi, vivibilità e accesso ai cittadini. Quali sono le scelte della classe dirigente? A Bellano, poi, abbiamo struttura di medicina riabilitativa, servizi ambulatoriali, una comunità di pazienti psichiatrici che si trova lì da quattro anni e non da uno come promesso ai tempi da Lovisari. La fotografia è triste e allarmante».

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Massimo Coppia, Uil Fpl del Lario: «Apriamo oggi un percorso che porterà allo sciopero di settembre. Siamo stati sempre propositivi nei confronti dell’Asst, ma non si sta valutando lo stress correlato a questo lavoro: a esempio, ricordo il collega deceduto in servizio. Sappiamo che quando si lavora male le cose non vanno mai per il meglio. Abbiamo chiesto la non rimozione d’indennità sui tre turni per 800 euro, richiesta rimasta inascoltata; in tanti dei nostri fanno da Merate a Bellano per lavorare, dando il massimo di loro stessi: la Direzione dovrebbe essere orgogliosa di loro. Non è possibile continuare a esternalizzare vari servizi. Se facciamo migliaia di ore di straordinari non c’è nessuno che è qua a guardarsi in giro, ma questo è un concetto che non arriva ai piani alti. Vogliamo avvisare la popolazione di ciò che non va, da qui a settembre faremo una campagna di sensibilizzazione. Finora l’unico che si è preso una diffida sono io perché ho chiesto lumi sull’apertura del Pronto Soccorso privato della San Martino di Malgrate».

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Catello Tramparulo, segretario generale di Fp Cgil Lecco: “Ci troviamo in una condizione di allarme generale, perchè la situazione che si vive qua dentro weè drammatica. Per la prima volta annunciamo uno sciopero con mesi di anticipo. La battaglia è comune e va condotta con i cittadini, in Lombardia sta per venire meno il diritto alla salute garantito dalla Costituzione. La politica di deve interessare, a Favini (Direttore Generale, ndr) ho detto che non sono più loro i nostri interlocutori arrivati a questo punto. Il personale lecchese subirà un taglio di 650mila euro dal budget, si fa sempre ricorso alle agenzie interinali, c'è un reparto intero in mano alle cooperative sociali, poi i soldi dei concorsi ci dicono che sono bloccati. Siamo alla follia. I lavoratori sono in una condizione di stress non gestibile, questa è l’Azienda più grande del territorio. I numeri che mettono i dirigenti a tavolino non rappresentano la nostra situazione, la mattina qui non si riesce nemmeno ad entrare per colpa della continua centralizzazione dei servizi. Dove sono i sindaci in questo momento? Noi stiamo conducendo una battaglia di diritti, il percorso è segnato e porterà allo sciopero di settembre. Da questa sala parte un grido d’allarme, perché si stanno danneggiando anche le finanze pubbliche».

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Giuseppe Leone, Cisl FP: “Lo sciopero è uno strumento che usiamo, non un obiettivo che vogliamo raggiungere. Chiediamo che si vada oltre ai semplici numeri, ma che si verifichi sul campo ciò che serve per andare avanti, che si vada oltre alla mera pianificazione fatta sulla scrivania. Per fare lo sciopero di settembre dobbiamo garantire una consistenza minima di personale nei vari reparti: ebbene, avremmo più professionisti al lavoro rispetto a una giornata normale. Non si può certo dire che siamo in equilibrio».

Paolo Garrone, RSU Asst Lecco: «Siamo tornati dal Prefetto per far farci ascoltare di nuovo, ma la Direzione si è presentata con la pagellina precompilata che già conoscete. In precedenza, invece, si era occupata della sicurezza nel Pronto Soccorso appaltando il servizio a una società esterna che non può fare niente: abbiamo ogni notte dieci persone che dormono lì dentro. Arriveremo sicuramente allo sciopero di settembre ed è una fase di preparazione quella che ci serve in questo momento. È arrivato il momento di dire “basta” a questa situazione, non si può sempre cercare di coprire i problemi con le cooperative, perché le ore di straordinari e di ferie sono ancora lì da onorare».

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Monica Trombetta, Nursing Up: “L’Azienda mostra tranquillità durante le riunioni, pensa che vada tutto bene perché "i numeri ci sono”. A oggi i colleghi non hanno ancora la conferma delle ferie che hanno programmato, non siamo nemmeno sicuri di poter garantire il lavoro nella sicurezza necessaria. Inoltre, l’indennità prevista sui tre turni è stata tolta».

Walter Tommasini, Fsi: Ppuntualizzo che c’è Legge 81/2008 ("Testo unico delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro", ndr) non molto considerata in queste situazioni. Nell’ambito dei tremila dipendenti assunti ci sono anche situazioni di handicap lavorativo, inoltre sulle 22 figure tecniche-sanitarie faccio presente che è presente una grave carenza a causa di malattie, gravidanze, mobilità e pensionamenti. Ci sono problematiche infinite, senza personale e soldi non si può garantire il servizio necessario».

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Francesco Scorzelli, USB: «Non ci si può fidare di questa Azienda, perchè Favini racconta palle e dice che ridurrà il minutaggio di assistenza dei pazienti, il Direttore Sanitario Vito Corrao dice che non mancano quattro medici bensì uno, poi ci sono i dentisti che fanno visite private durante l'orario di lavoro. Ci lascia, in media, un lavoratore al giorno da ottobre 2017 in avanti, la gente preferisce andarsene piuttosto che litigare. L’Ufficio Presidi non funziona, la gente se li compra o affitta per i fatti suoi. Merate dicono che diventerà un Dea di primo livello, peccato che il bando sia andato deserto. Con questa Dirigenza c’è poca speranza di andare avanti».

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