Conte ha firmato. Cosa c'è nel nuovo Dpcm: le cinque regioni candidate alla chiusura

L'Italia divisa in zone rosse, arancioni e verdi. I divieti in ogni territorio. Le nuove regole, in vigore dal 6 novembre, sulle mascherine a scuola e sullo smart working

Giuseppe Conte, premier italiano

Il nuovo Dpcm con il lockdown "soft" delle regioni è stato firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L'annuncio è arrivato dopo la mezzanotte ma il testo non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale: entrerà in vigore venerdì 6 novembre e durerà fino al 3 dicembre. Il tutto accade mentre il bollettino della Protezione Civile riporta 28.244 nuovi casi (ieri 22.253) mentre l'incremento delle vittime è invece più netto: sono 353 in 24 ore (ieri 233), mai così tanti dal 6 maggio. Preoccupano i posti in terapia intensiva chi si avvicinano alla soglia dei 2300 letti occupati fissata per esser ancora gestibile. 

Cosa c'è nel nuovo Dpcm

La firma è arrivata al termine di una lotta tra governo e regioni, con la diffusione della bozza nel pomeriggio mentre le riunioni con gli enti locali erano ancora in corso. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana si è opposto al lockdown fino all'ultimo ma il suo territorio alla fine è finito nella "fascia rossa". Alla fine quindi si  divide davvero l'Italia in tre zone: zona rossa, zona arancione (o gialla, secondo le ultime notizie) e zona verde. Le zone rosse, spiega oggi il Corriere della Sera, sono quelle caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto. E i controlli? Potranno essere solo a campione, fa sapere il ministero dell'Interno. Queste zone si caratterizzano per:

  • Divieto di ingresso: "È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati". Sarà possibile entrare e uscire in e da una zona rossa soltanto per motivi di lavoro, salute o urgenza che vanno giustificati tramite il modulo di autocertificazione; 
  • Chiusura degli esercizi commerciali, tranne alimentari, tabaccai, edicole, farmacie e parafarmacie; al contrario di quello che c'era scritto ieri nella bozza, parrucchieri, barbieri ed estetisti rimangono aperti; 
  • Tutte le attività scolastiche si svolgono con didattica a distanza ma rimane la possibilità di svolgere laboratori ed altre attività a scuola una tantum;
  • Sono sospese tutte le attività sportive ma è consentito svolgere attività motoria;

Nelle zone rosse si applicano tutte le limitazioni previste anche nelle zone arancioni e in quelle verdi. Le zone arancioni sono quelle "caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto". In esse:

  • "È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori salvo che per gli spostamenti motivati"; sono consentiti gli spostamenti necessari a garantire la didattica in presenza; 
  • "È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione";
  • Sono chiusi "bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e del catering. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio" e "fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze";
  • Il ministero della Salute verifica settimanalmente la situazione ogni settimana ed emana ordinanze ogni 15 giorni;

Nelle zone arancioni (o gialle) si applicano anche le limitazioni previste in quelle verdi; Le zone verdi sono caratterizzate da:

  • coprifuoco alle ore 22;
  • autobus e mezzi di trasporto nazionali, regionali e provinciali hanno una capienza del 50%
  • La didattica a distanza è prevista per tutte le scuole superiori;
  • alle scuole elementari e medie è prevista l'attività in presenza con mascherina; 
  • I bar chiudono alle 18, sono chiusi cinema, mostre e musei, sono sospesi tutti i concorsi e nei fine settimana sono chiusi i centri commerciali.

La bozza del Dpcm 3 novembre

Zone rosse, zone arancioni, zone verdi: le cinque regioni candidate alla chiusura

Oggi verrà reso noto l'elenco delle regioni più a rischio, che dovrebbero essere Piemonte, Lombardia e Calabria oltre alla provincia di Bolzano. In zona arancione dovrebbero esserci invece Campania, Puglia, Veneto, Liguria e Valle d'Aosta. Ma proprio sui dati, ovvero sui numeri che dovrebbero essere incontrovertibili, si è nel frattempo scatenata una polemica perché dovranno essere i presidenti di Regione a mettere la firma (e di conseguenza la faccia) sui provvedimenti. Per questo ieri i governatori hanno scritto una lettera a Conte in cui esprimono preoccupazione per i passaggi del Dpcm che "esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e Province autonome, ponendo in capo al governo ogni scelta e decisione" e vogliono "un contraddittorio per l'esame dei dati" insieme ai tecnici dei dipartimenti regionali. 

Prima della firma del Dpcm da parte del premier Giuseppe Conte, i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza hanno inviato una risposta alle regioni nella quale si specifica che "il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome è ampiamente garantito dalla partecipazione diretta delle stesse in seno alla Cabina di regia, nonché dall'iter procedimentale costruito che contempla l'adozione, da parte del Ministro della salute, delle relative ordinanze, sentiti i Presidenti delle regioni interessate". Si promettono anche ristori rapidi:  "Per quanto riguarda le misure economiche e i ristori delle attività economiche oggetto di restrizioni si assicura che in questa settimana verrà approvato dal Consiglio dei Ministri un apposito decreto legge, che prevederà la tempestiva erogazione delle risorse".

La Stampa spiega oggi cosa cambia con lo smart working, che è svolto ai massimi livelli possibili, sia nella pubblica amministrazione che nel settore privato, e ingressi differenziati.

In particolare, le pubbliche amministrazioni (salvo il personale sanitario e chi è impegnato nell'emergenza) dovranno assicurare «le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le potenzialità organizzative e con la qualità e l'effettività del servizio erogato».

Sarà compito di ciascun dirigente di garantire il massimo livello di smart working. La bozza di Dpcm contiene anche la «forte raccomandazione» dell'utilizzo della modalità di lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati. Le fabbriche restano operative.

Una novità che non era contenuta nelle bozze circolate ieri pomeriggio è la mascherina a scuola: in tutte le regioni in cui continueranno a frequentare in presenza i ragazzi di prima media e i bambini di elementari, asili e materne avranno l’obbligo di mascherina anche al banco (vale per tutte le Regioni). In base a questi dati, scrive oggi Repubblica, potrebbero arrivare a cinque le regioni candidate alla chiusura: Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d'Aosta e Alto Adige. Il quotidiano aggiunge oggi che in questa cerchia potrebbe rientrare anche la Campania, a rischio per l'area metropolitana Napoli-Caserta.

Puglia e Sicilia saranno presumibilmente inserite nella fascia intermedia, che prevede comunque la pesante serrata di bar e ristoranti. Lo stesso vale per la Liguria. A sorpresa, anche l'Emilia-Romagna balla sul filo, come pure il Veneto: ancora da stabilire se saranno arancioni o in fascia verde.

«Il principio di base è quello di ridurre le possibilità di esposizione laddove la circolazione del virus è più fuori controllo. Quindi la divisione tra aree a più alto rischio e a rischio più moderato», ha detto ieri il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, a 'Di Martedì', parlando dell'orientamento del nuovo Dpcm. «Ci tengo a sottolineare - ha precisato - che non si tratta, anche nelle zone rosse, di un lockdown sovrapponibile al primo vissuto a marzo, perché alcune attività verranno mantenute. Attenzione: si tratta di misure che cercheremo di rendere quanto più temporanee possibili, compatibilmente con l'andamento del virus. E quindi il report che viene fatto settimanale, consentirà di adattare e modificare tali restrizioni. Così come è possibile che in alcune zone rosse sia possibile trovare delle aree in cui vi possa essere maggiore libertà. Quindi ci sarà flessibilità sul territorio».

Il Fatto Quotidiano fa sapere che per quanto riguarda l'autocertificazione (di notte e anche di giorno a seconda delle Regioni, per giustificare spostamenti consentiti solo per motivi di lavoro, salute o assoluta necessità), dal Viminale suggeriscono di compilarla a casa, metterla in tasca, nella borsa o nel portafoglio e poi firmarla.

Ovviamente nessuno immagina di cinturare le zone “rosse” con i carabinieri o anche i soldati dell’Esercito come se si trattasse di Codogno (Lodi) o Vo’Euganeo (Padova) nel febbraio scorso. I posti di blocco ci saranno, ma “i controlli potranno essere solo a campione”, spiegano al ministero dell ’Interno.

Le modalità, non appena saranno emanati i provvedimenti, le stabilirà una circolare del capo di gabinetto, prefetto Bruno Frattasi, d’intesa con la ministra Luciana Lamorgese. Poi il capo della polizia Franco Gabrielli le tradurrà in indicazioni operative per le questure.

Basterà?

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tragico investimento sulla direttrice Milano-Lecco: la vittima era scomparsa nella mattinata

  • La Lombardia torna in zona rossa, cosa si può fare e cosa no

  • Doppia tragedia sui monti che circondano il Lecchese: morti due uomini a Brumano e sul San Primo

  • Lecco, la Lombardia è zona rossa fino al 31 gennaio. Ecco le regole

  • Stroncato da un malore in montagna: Mandello piange Carlo Gilardi

  • Calolzio: scoperta società legata alla malavita, il Prefetto De Rosa la chiude

Torna su
LeccoToday è in caricamento