Piero Nava rivive con Bonini, Scaccabarozzi e Valsecchi: la storia del testimone di giustizia raccontata dai tre giornalisti lecchesi

Nella serata di martedì 15 settembre si terrà la presentazione ufficiale del libro, edito da Rizzoli e contenente la testimonianza diretta del protagonista, che oggi ha cambiato nome e vive in una località protetta

Da sinistra: Brivio, Scaccabarozzi, Valsecchi, Bonini, Bonacina e Peccati BONACINA/LECCOTODAY

Era bastata una foto su Facebook, nei giorni scorsi, per scatenare la curiosità. Curiosità parzialmente soddisfatta nell'incontro che Lorenzo Bonini, Paolo Valsecchi e Stefano Scaccabarozzi hanno sostenuto, per una volta tanto dall'altro lato del tavolo, con la stampa durante la serata di mercoledì 9 settembre. I tre giornalisti lecchesi, infatti, hanno scritto e sono prossimi alla pubblicazione di "Io sono nessuno", libro che racconta la storia di Piero Nava, ex agente di commercio originario del Lecchese che fu testimone oculare, a quarantanove anni, dell'omicidio del giudice Rosario Livatino. Nava rese subito testimonianza alla polizia di quanto avvenne il 21 settembre 1990 sulla superstrada che porta da Canicattì ad Agrigento: trenta secondi che hanno incontrovertibilmente cambiato la vita a lui, alla moglie e ai due figli, che oggi, al suo pari, vivono sotto una nuova identità e in una località protetta. I giornalisti sono riusciti a raggiungerlo e a intervistarlo, raccogliendo la testimonianza poi messa sulla carta bianca.

Il libro edito da Rizzoli vede la partecipazione di Assocultura Confcommercio Lecco, Comune di Lecco, Associazione Libera - Comitato Provinciale di Lecco, Fondazione Ente dello Spettacolo e il sostegno di Fondazione Cariplo. Antonio Peccati, Presidente di Confcommercio Lecco, ha fatto gli onori di casa: «Difesa della legalità, promozione della cultura e difesa dei talenti lecchesi sono sempre stati nei pensieri della nostra associazione. Lo scritto dev’essere motivo d’orgoglio per tutta la città, perchè è il modo di onorare il coraggio di un lecchese che ha condannato gli assassini del giudice Livantino. Era un agente di commercio, una delle attività imprenditoriali che rappresentiamo come associazione. La storia, dimenticata, è raccontata con passione dai tre bravi autori che ho al mio fianco».

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"Io sono nessuno" è in preorder su Amazon e presso le librerie di Lecco, inoltre sarà in vendita nella serata del 15 settembre, che sarà suddivisa in due parti:

  • Ore 18.00 - Presentazione del libro
  • Ore 20.30 - Proiezione del film  “Testimone a rischio” del 1998

I cittadini interessati sono invitati a prenotarsi sul sito www.leggermente.com per le normative anti-Covid attualmente in vigore. La serata sarà trasmessa in diretta streaming e vedrà anche la partecipazione di don Davide Milani, che ha trattato la storia di Piero Nava nel corso degli Anni Novanta. Sarà anche l'occasione per ricordare Paolo Cereda, presidente di “Libera” morto improvvisamente nel 2017.

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Anche Virginio Brivio, sindaco di Lecco, ha "benedetto" l'uscita del volume: «La testimonianza portò Piero Nava a rinunciare al nome e all’identità che rappresenta. Noi l’abbiamo riconosciuto come cittadino benemerito nel 2008 e il 15 settembre torneremo su quell’atto eroico. È significativo che ci siano tornati tre giovani giornalisti lecchesi, questo rappresenta una presa del testimone dell’informazione. Non va dato nulla per scontato: seminare prassi di legalità è sempre un’attività importante; ricordiamo i tre beni confiscati alla mafia in città, simbolo concreto di quanto questo significhi grazie alla loro conversione in attività commerciali sane. Non potevamo stare alla finestra rispetto a questo evento e a questa presentazione».

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Alberto Bonacina, referente provinciale “Libera”, vede in "Io sono nessuno" un'occasione per accendere una luce più potente sul cancro mafioso: «Il tema della memoria è uno di quello fondanti dell’associazione, probabilmente il primo tra quelli che hanno spinto don Ciotti a fondarla. Nella giornata del 21 marzo leggiamo i nomi delle vittime di mafia, ma in questo caso parliamo di una persona che ha subito la morte civile. Dal nostro punto di vista è importante che sia una persona originaria di Lecco a riportare l’attenzione sulla città: il fatto è accaduto lontano da qui, ma tutti noi possiamo trovarci in una situazione di questo genere. Da quest’anno anche il nome di Pierantonio Castelnuovo, fratello del pugile Nino e ucciso a botte nel 1986 da giovani affiliati al Clan Coco Trovato, è incluso nell’elenco delle vittime innocenti. Ricordo che la Prefettura sta emettendo una lunga serie d’interdittive, tema tecnico che non serve viene percepito nei giusti termini dalla cittadinanza. Quello delle mafie è un tema che nei discorsi politici è assente: lo ritengo, invece, un prerequisito per tutti gli attori».

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Gli autori raccontano "Io sono nessuno"

Paolo Valsecchi è il primo a prendere la parola: «Il 21 settembre 1990, sulla Caltanissetta-Agrigento, viene ucciso il giovane magistrato antimafia Livantino da alcuni killer mentre si stava recando in Tribunale. In quel momento passa l’agente di commercio Piero Nava, persona estranea ai fatti che chiama il 112 e racconta quanto ha visto nei dettagli. Si tratta della prima persona che testimonia di fronte a un omicidio di mafia: viene portato in Questura e, di fatto, smette di vivere; viene inserito in una sorta di sistema di protezione dei testimoni, vivendo trent’anni in latitanza, senza poter cercare un lavoro, avere contatti con il resto della sua famiglia e i suoi amici. Non poteva essere raggiunto dai killer che erano sulle sue tracce. Oggi vive con un nuovo nome e una nuova identità a noi sconosciute, ma troppe poche persone conoscono il suo sacrificio: è questo il nostro obiettivo, quello di raccontare i trent’anni di vita sacrificati in nome del senso del dovere, con depressione e tante domande che l’hanno accompagnato. Se lo rifarebbe? Ci ha detto “si, senza alcun dubbio”».

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Stefano Scaccabarozzi aggiunge: «Parliamo di un uomo che si trova a fare i conti con la mafia nel momento storico in cui il Paese non è pronto a farci i conti. Lo Stato faceva i conti con i pentiti e non con i testimoni: Piero si sposta continuamente con il suo nucleo famigliare fino a quando escono le prime normative. Collabora con Falcone, Manganelli e De Gennaro, inoltre è stato contattato dal Parlamento per la scrittura di una legge ad-hoc per la protezione testimoni: ci ha sempre detto che l’indifferenza è il vero nemico. Lo presentiamo a Lecco perché Piero è fondamentalmente lecchese; lo abbiamo scritto noi negli ultimi due anni con una persona senza volto, tutte le foto sono state bruciate nel momento in cui è diventato testimone di giustizia».

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Chiude Lorenzo Bonini: «L’evento del 15 settembre è quello del ritorno a Lecco di Piero Nava, tramite un collegamento telefonico che ci permetterà di fargli raccontare la sua storia, quei trent’anni di vita che hanno fatto seguito ai trenta secondi in cui si è materializzato l’omicidio che ha denunciato. Intervisteremo Rosy Bindi in veste di ex Presidente della Commissione Antimafia che ha tirato fuori il suo nome dall’oblìo, oltre all’intervista di Ezio Gallo della Fondazione Livatino».

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Com’è iniziata la ricerca? «La colpa è mia - spiega Valsecchi - ed è figlia di una frase sentita durante una serata tenutasi a Calolziocorte. Le ricerche ci hanno portato a scoprire una vicenda meritevole di un approfondimento forte e preciso. Banalmente, non sapevamo neanche se fosse vivo o meno; trovarlo è stato impossibile, quindi abbiamo dovuto fargli sapere che lo stavamo cercando: uno dei suoi protettori nella struttura paraministeriale ci ha fatto da tramite e l’abbiamo potuto intervistare in un contesto creato per l'occasione. Nel libro raccontiamo tutta la sua vita ed è tutto vero, tranne alcuni nomi e delle località che abbiamo cambiato per ragioni di sicurezza».

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«Il primo incontro - svela Scaccabarozzi - si è tenuto presso il bar di un aeroporto europeo, dove ci siamo messi ad attendere il passaggio di un uomo che non avremmo mai potuto riconoscere, tenendo in mano un giornale come segno distintivo. Si è avvicinato dicendoci “sono io”: da lì è iniziato il processo di conoscenza, fiducia e racconto». Bonini racconta l'ultima emozione: «Già arrivare al momento dell’incontro è stato sufficiente a gratificarci».

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