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San Pietro al Monte: importante passo avanti per diventare patrimonio Unesco

Via libera del Ministero alla proposta di candidatura. Grande soddisfazione di Fondazione comunitaria del Lecchese

Per chi l'ha visitato non ci sono dubbi: l'abbazia di San Pietro al Monte, quel gioiello in stile romanico incastonato nei boschi di Civate, merita il titolo di patrimonio dell'Unesco. Ora è stato compiuto un altro passo avanti importanti per una candidatura che possa arrivare a buon fine. Il Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco (presso il ministero della cultura) ha approvato infatti oggi “Early medieval Benedictine settlements in Italy” (Insediamenti benedettini altomedioevali in Italia) come candidatura italiana alla Lista del Patrimonio mondiale della convenzione Unesco.

Si tratta di un passaggio fondamentale e atteso, tra gli altri, dal territorio e dalla Fondazione comunitaria del Lecchese: "Un via libera ministeriale che avvicina l'obiettivo della candidatura Unesco per la filiera di insediamenti alla quale fa capo l'abbazia di San Pietro al Monte a Civate".

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Grande soddisfazione espressa dalla presidente della Fondazione comunitaria del Lecchese, Maria Grazia Nasazzi. "Essere presentati quale candidatura italiana dal Ministero della Cultura per la verifica preliminare ai fini dell'iscrizione alla Lista del Patrimonio Unesco è un grandissimo risultato - commenta Nasazzi - Un passo straordinariamente importante compiuto dalla nostra Fondazione dopo un lavoro e una storia iniziata parecchi anni fa, condivisa con una cordata di siti, comuni e regioni".

Maria Grazia Nasazzi: "Il percorso è lungo, ma abbiamo compagni di viaggio seri e appassionati"

Una cordata che percorre gran parte del Paese, dal Piemonte alla Campania, e che la dirigenza tecnica del Ministero ha saputo indirizzare con lavoro paziente e proficuo. "Le fisiologiche diversità di vedute, le peculiarità di territori differenti hanno trovato unità d'intenti grazie all'opera di una 'piccola', ma grande Fondazione comunitaria come la nostra. Vorrei ringraziare - aggiunge Maria Grazia Nasazzi - i collaboratori della società Links e il coordinatore Longo, che con professionalità hanno scritto e redatto la documentazione necessaria. La partita non finisce qui, il percorso è lungo, ma molto più certo di quanto non fosse fino a ieri. La strada è tracciata e abbiamo compagni di viaggio seri e appassionati".

Nello specifico, la candidatura focalizza l’attenzione sul monachesimo quale fenomeno di portata universale e sull’influsso che esso ha esercitato nella vicenda storico-culturale ed insediativa europea ed è costituita da una selezione rappresentativa degli insediamenti monastici benedettini delle origini e del contesto paesaggistico nel quale sono inseriti, nonché sul ruolo decisivo assunto nell’Occidente dall’esperienza monastica legata alla Regola per la vita comunitaria scritta da Benedetto da Norcia.

Il sito proposto all'Unesco è composto da 8 insediamenti altomedievali

Il sito proposto all'Unesco è di tipo seriale, composto da 8 insediamenti altomedievali: i monasteri benedettini di Subiaco, le Abbazie di Montecassino, di Santa Maria a Farfa e di San Vincenzo al Volturno; la Sacra di San Michele alle Chiuse in Val di Susa e il paesaggio circostante; il complesso di San Vittore alle Chiuse di Genga; le abbazie di Sant’Angelo in Formis, nei pressi di Capua, e appunto quella lecchese di San Pietro al Monte a Civate, che conservano preziose testimonianze delle arti visive del Medioevo in ambito europeo e mediterraneo.

Il passaggio istituzionale maturato in seno al ministero della cultura consente ora la presentazione della candidatura a un'ultima fase di verifica preliminare. In caso fosse valutata positivamente dagli organi consultivi, la candidatura sarà ufficialmente trasmessa al centro per il Patrimonio mondiale Unesco entro il 1° febbraio 2026.

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