Coronavirus, il punto: 113 casi nel Lecchese, in Lombardia 149 decessi più di martedì

Aumento di 24 positività, in linea con le giornate precedenti. A livello regionale il totale sale a 7.280: forte incremento per via dei tamponi non ancora registrati ieri

Sono saliti a 113 i positivi al Covid-19 in provincia di Lecco. Lo ha annunciato l'assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera nel consueto punto del tardo pomeriggio per fare il punto sulla situazione di emergenza che interessa il Paese e, in particolare, la Lombardia.

Il nostro territorio al momento non sembra essere (o non ancora) colpito come altre zone focolaio, vedi il Lodigiano, il Bresciano o la Bergamasca: 113 positivi, un aumento di 24 da martedì, praticamente lo stesso incremento che si era verificato tra lunedì e martedì. Non c'è una zona particolarmente più colpita nel Lecchese; considerando i comuni di residenza dei pazienti, i casi sono praticamente a macchia di leopardo.

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I casi per provincia con l'aggiornamento rispetto agli ultimi 6 giorni

BG   1.815/1.472/1.245/997/761/623/537

BS   1.351/790/739/501/413/182/155

CO   77/46/40/27/23/11/11

CR   1.061/957/916/665/562/452/406

LECCO   113 / 89 / 66/ 53 / 35 / 11 / 8

LO   1.035/963/928/853/811/739/658

MB   85/65/64/59/61/20/19

MI   925/592/506/406/361 (di cui 359 a Milano città)

MN   137/119/102/56/46/32/26

PV   403/324/296/243/221/180/151

SO   13/7/7/6/6/4/4

VA   75/50/44/32/27/23/17

e 190 in corso di verifica.

I dati in Lombardia

I casi positivi sono 7.280, ieri erano 5.791. L'incremento significativo di oggi è dovuto al fatto che una parte dei tamponi ieri non era ancora stata processata. L'altro ieri erano 5.469, il giorno prima 4.189 e poi 3.420/2.612.

- i deceduti 617, ieri 468/333/267/154

- in isolamento domiciliare 1.351/1.248/756/722

- in terapia intensiva 560/466/440/399/359. A oggi 610 posti per pazienti Covid. In alcuni presìdi ci sono situazioni di grande difficoltà. Il 38% dei pazienti ha tra 64 e 75 anni, il 20% ha più di 75 anni, il 32% ha tra i 50 e i 64 anni, il 9% ha trai 25 e i 49 anni e l'1% tra i 18 e i 24 anni.

- i ricoverati non in terapia intensiva sono 3.852/3319/2.802/2.217/1.661. Ogni giorno sono quindi circa 500 le persone in più. «Per fortuna - ha sottolineato Gallera - non è un dato esponenziale, anche se è troppo presto per dire se è un segno da prendere in considerazione».

- i tamponi effettuati 25.629/21.479/20.135/18.534/15.778

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Aperti e in arrivo nuovi posti in terapia intensiva

Gallera ha ricordato che la Lombardia, fatti salvi quelli degli ospedali monospecialistici, aveva 724 posti in terapia intensive. «Oltre ai 223 che siamo riusciti ad aprire nelle prime due settimane - ha spiegato - fra ieri e oggi ne abbiamo aperti altri 43 arrivando a 920. Ne apriremo altri ancora, mentre andiamo avanti a esplorare anche altre possibilità».

La Regione ha anche attivato la casella di posta elettronica  perlalombardia@regione.lombardia.it alla quale è possibile segnalare la disponibilità come medico o infermiere. «Non vogliamo fermare il cuore della Lombardia - ha concluso Gallera - ma rallentarlo, facendo salvi tutti i servizi essenziali».

Gallera e Fontana: «La sanità lombarda sta dando il massimo»

«La sanità lombarda sta dando risposte che non so quante altre realtà nel mondo sarebbero riuscite a dare». Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, spiegando che «bisogna continuare a impegnarsi con la massima determinazione per non accrescere il numero delle persone contagiate ogni giorno. Dobbiamo quindi fare in modo che si inverta la tendenza, anche attraverso quei comportamenti virtuosi che stiamo fortemente raccomandando e diffondendo e che contribuiscano concretamente a interrompere la diffusione del virus».

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L'assessore Gallera, aggiornando i dati, ha sottolineato come «stia crescendo la consapevolezza dell'emergenza. Tutti insieme - ha aggiunto - dobbiamo continuare a impegnarci per bloccare la diffusione di questo virus. Bisogna evitare di contagiare e di essere contagiati. È un bel segnale, gli italiani stanno comprendendo che la battaglia riguarda tutti e che va giocata fino in fondo. In Regione Lombardia - ha garantito l'assessore - non c'è nessuna linea guida per privilegiare alcuni malati rispetto ad altri. Il personale fa le valutazione sulle singole criticità dei pazienti. Il lavoro dei medici è teso a curare tutti i pazienti e non c'è un medico che non stia dando il massimo per offrire il meglio delle cure, e tutti sono impegnati al massimo».

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