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Ernesto Cocco (foto Luca Polvara da Facebook)

Ernesto Cocco (foto Luca Polvara da Facebook)

Addio a Ernesto Cocco, leggenda della pallacanestro lecchese

Giocatore, allenatore e presidente, semplicemente "storia" del Basket Lecco, conquistò anche due campionati con Carpe Diem Calolzio e Vercurago. «Insieme a Vito Scappa hanno insegnato a diverse generazioni come approcciarsi a questo sport in campo e fuori»

Un lutto profondo ha scosso il mondo della pallacanestro lecchese. Questa mattina, all'età di 74 anni, si è spento Ernesto Cocco, allenatore, dirigente, simbolo del basket del nostro territorio, al quale ha offerto un enorme contributo - e un segno indelebile - in vari ruoli e in diverse società.

Protagonista in campo da giocatore e poi da allenatore nelle file del Basket Lecco alla fine degli anni Ottanta (dall'83 all'85 e dall'89 al '91, cinque stagioni fra Serie D e Promozione, durante la presidenze di Puglisi prima, e di Teli poi), divenne presidente della società bluceleste dal 2007 al 2009, con la prima squadra in Serie C2, e in contemporanea in panchina da viceallenatore e da coach (subentrando a Millin).

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Le altre due squadre alle quali il suo nome è indissolubilmente legato sono la Carpe Diem Calolzio e la Adb Basket Vercurago. A Calolzio visse una prima esperienza a inizio millennio, 2004/05 e 2005/06, con all'attivo una promozione in C1 da vice di Fred Bertari, per poi tornare nelle ultime stagioni, sotto la presidenza di Dario Brini, da vice di coach Angelo Mazzoleni centrando la promozione in Serie C Gold del 2019.

Con i "coguari", invece, quattro stagioni in panchina fra il 2014 e il 2018 e la vittoria di un campionato di Promozione (nel 2015) da leggenda, interamente senza sconfitte. Nel corso della sua lunga carriera Cocco ha collaborato anche con altre società del Lecchese, fra cui l'Aurora San Francesco e la Polisportiva Mandello. 

Il ricordo del Basket Lecco

Così la società bluceleste, in un post su Facebook, ha omaggiato una delle figure più importanti della sua storia. 

«Al termine di una lunga battaglia, è morto oggi Ernesto Cocco. Per diversi anni Ernesto è stato una delle colonne portanti della nostra società: giocatore, allenatore, presidente. Una persona che si è sempre distinta per lealtà e signorilità, in campo e fuori. Oggi è una giornata triste per noi e per tutta la pallacanestro lecchese, che perde una delle sue icone. Un pensiero e un abbraccio ai figli Luisa, Mario e Alessandro».

La società di Vercurago ha commentato la tragica notizia con queste parole: «Non ci sono parole per la scomparsa del nostro amico Ernesto Cocco - si legge in un post - Un anno sciagurato che speriamo finisca presto». Anche l'Aurora San Francesco ne ha omaggiato la memoria (riportiamo il post in fondo all'articolo).

Capitan Rusconi: «Un fratello maggiore»

Storico capitano del Lecco allenato da Cocco è stato Francesco "Cecco" Rusconi: «Oltre che allenatore era anche un amico, tra noi c'era quella intesa che nasce fra coach e giocatore che condividono le stesse idee - racconta a Lecco Today - Io cercavo di essere il suo braccio in campo, c'è stata sintonia da subito, per me è stato un amico e un fratello maggiore. Ci siamo conosciuti nel lontano 1984, una vita trascorsa insieme. Io giocai l'ultima partita in C a Lecco nel 1996, poi tornai nel '99, dopo di che andai a Calolzio insieme a lui, in nome dell'amicizia nei suoi confronti; ho sempre scelto l'uomo e non le società. Un ricordo dal punto di vista tecnico? Uno stratega, oltre a una persona che sapeva motivare. Non mi viene in mente nemmeno una sua sfuriata immotivata, era sempre positivo e l'ultimo a uscire dal campo».

Fabio Gatti: «Grande preparazione sui lunghi»

Anche Fabio Gatti lo ha conosciuto molto bene, sia da suo giocatore a Lecco sia successivamente a Vercurago: «Arrivai nel 1990/91 a Lecco da Monza e fu proprio lui ad accogliermi - spiega - Sarà banale, ma per me fu un po' come un papà. Me lo ricordo preparato da allenatore ma soprattutto dal punto di vista umano, uno dei pochi che ti prendeva fuori dal campo e cercava di parlarti per risolvere i problemi. Lo fanno in pochi. Ernesto aveva una vera passione nell'allenare i lunghi, ci faceva fare molti esercizi divisi in gruppo, aveva una grande conoscenza dei fondamentali per quanto concerne il ruolo del pivot. Non è un aspetto secondario, perché a un certo punto della storia del basket moderno è stato un pò tralasciato».

Marco Redaelli: «Sapeva come vincere»

Bellissime le parole di un collega allenatore, che raccolse la sua eredità da vice (per poi diventare head coach) a Calolzio nel 2006, Marco Redaelli: «Se c'è una cosa che sapeva fare era vincere i campionati, gestire e organizzare squadre che poi avrebbero vinto i campionati. Non è da tutti: c'è chi è più bravo a gestire gruppi che si devono salvare, oppure le giovanili; Ernesto invece sapeva vincere. Mi legano a lui tanti bei ricordi. Quando arrivai nel Lecchese dal Milanese fu davvero splendido con me e mi aiutò tanto. Aveva una grande apertura mentale».

Cine Corti: «Riferimento per tutti»

Non si sono mai incrociati in campo, se non da avversari in panchina, ma sono sempre stati legati dalla passione verso la pallacanestro. «Ha dato tanto al basket lecchese - spiega Gianluca Cine Corti - Ha "creato" dalle giovanili giocatori simbolo come Simone Paduano, è stato punto di riferimento per moltissimi allenatori, una di quelle persone cui si poteva chiedere un consiglio. Lui e Vito Scappa sono l'incarnazione e la storia della pallacanestro lecchese, non tanto in termini di risultati ma per come approcciarsi a questo sport sotto ogni punto di vista: giocatore, allenatore o dirigente. È una perdita che lascia tutti sgomenti e dispiaciuti».

L'omaggio dell'Aurora San Francesco

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