Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Va in pensione Paolo Telloli, storico ginecologo dell’ospedale di Lecco

"Il dottor Telloli lascia il Manzoni dopo 40 anni di intenso lavoro. Ha seguito numerose donne, occupandosi in particolare di Ostetricia. I colleghi e le pazienti lo ringraziano per l'altissima professionalità e le qualità umane"

Va in pensione Paolo Telloli, storico ginecologo dell’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco. Dopo una lunga carriera trascorsa tra le corsie dell’Ostetricia e Ginecologia di via Ghislanzoni, prima, e quelle di via dell’Eremo poi, Telloli potrà dunque dedicarsi al meritato riposo. A lui in queste ora stanno andando i ringraziamenti delle pazienti e dei collaboratori per il lavoro svolto, pazienti e colleghi che in questi anni ne hanno apprezzato l'impegno e le qualità professionali. Tra loro anche l'attuale direttore generale di Asst Lecco, Paolo Favini.

"Il dottor Paolo Telloli lascia in questi giorni la Ginecologia e l’Ostetrica dell’ospedale Manzoni dopo
quarant’anni di intenso lavoro - ha dichiarato il direttore Favini - Ha seguito numerosissime donne, in modo particolare occupandosi di Ostetricia. I colleghi e le sue pazienti ricordano la sua altissima professionalità e qualità umane". Gli operatori dell’Uoc Ostetricia e Ginecologia del Manzoni si uniscono così all'omaggio al loro collega e amico con un sincero: "Grazie Paolo! C’è una canzone che dice: 'Quando uno ha il cuore buono, non ha più paura di nulla'. Ecco, tu sei così! Sei il migliore, lo sei sempre stato!" Ecco invece, di seguito, le parole con le quali lo storico ginecologo dell’ospedale di Lecco Paolo Telloli ha salutato amici e colleghi in una lettera che riportiamo per i nostri lettori.

Le parole del ginecologo: "Un grazie a tutte le persone che mi hanno accompagnato nell'attività"

"Un ringraziamento a tutte le persone che mi hanno accompagnato in questi quasi quattro decenni di attività. Più di 37 anni trascorsi all'ospedale di Lecco occupandomi quasi esclusivamente di Ostetricia con il piccolo hobby delle isteroscopie. Posso dire che ho avuto lo stesso numero di Papi che di primari e per coincidenza il quinto primario è in carica come il quinto Papa all'inizio. Nel maggio dell’‘84 l'Ostetricia, e forse la medicina in generale, erano quasi una clinica privata…la mia paziente, la tua paziente, ogni medico le gestiva singolarmente, non esisteva nessuna linea guida ma quasi esclusivamente la propria paziente. Noi, allora giovani, eravamo relegati a fare cartelle e le cose più marginali. Nei Tagli Cesarei tenevamo la valva sovrapubica con il Primario e l’aiuto primario che facevano l'intervento. Eravamo ostetrici o ginecologi solo di notte e nei week end, l’importante era non rompere le…."

"Credevamo in una medicina differente, una medicina basata su protocolli, linee di comportamento stabilite in base ad evidenze scientifiche. Come sempre capita per età è arrivato il cambio generazionale e noi, per così dire giovani quarantenni idealisti e prevalentemente ostetrici, ci siamo uniti per cambiare lo stato dell'arte. Eravamo al di sopra delle differenze culturali, politiche e religiose di ognuno di noi, un gruppo unito. Collaboravamo tutti assieme stilando ed applicando percorsi diagnostici assistenziali secondo le evidenze scientifiche del momento. Da lì siamo partiti, è stato facile essere un corpo solo ma abbiamo pagato le nostre scelte, le critiche da parte degli anziani, dei mass media e della popolazione che per anni ci hanno penalizzato. Ma avevamo la testa dura, eravamo convinti di quello che stavamo costruendo ed abbiamo perciò continuato nelle nostre scelte e piano piano il reparto è giunto ad ottenere risultati confortanti e ad essere apprezzato e stimato da chi ci aveva attaccato e criticato. Per questo dobbiamo anche ringraziare l'allora Primario, il Dottor Natale, che ci ha sempre sostenuto".

"La Ginecologia restava allora un reparto discreto senza grosse eccellenza ma, anche qui con il cambio apicale grazie ad un nuovo Papa, il dottor Pellegrino, ha raggiunto oggi livelli di eccellenza in tutti i campi dalla diagnostica alla terapia medica e chirurgica. Lo stesso Papa ha creduto in noi ostetrici dandoci fiducia e appoggiando il nostro lavoro. E come non ricordare, nel nostro percorso, anche il Professor Mangioni. Pochi di voi, che eravate forse embrioni ma probabilmente spermatogoni, possono ricordare come lui ci ha sempre appoggiato nelle riunioni che facevamo allora con gli ospedali del Lago e della Brianza, sapere quanto ha difeso le nostre scelte ed il nostro reparto elogiando i risultati che avevamo ottenuto".

"Fondamentale il lavoro di squadra"

"Il mio ruolo è stato prevalentemente quello di essere un ostetrico e in questo ambito vorrei concludere. Cosa serve per arrivare agli obiettivi proposti quando il lavoro non è basato solo sul singolo ma si lavora in un gruppo? La medicina è in continua evoluzione e molte cose sono ancora a tutt'oggi in discussione. Non esiste una verità assoluta, esistono delle evidenze che vanno applicate e modulate in base all'utenza alla struttura in cui si lavora all'organizzazione ed ai servizi di cui possiamo usufruire. È inutile far travagliare una precesarizzata se la struttura non riesce a garantire tempi adeguati per cesareo in emergenza. Pensando a cosa dire stasera si è illuminata, come per Eta Beta, una lampadina! Ho sempre usato la parola gruppo ma forse dire gruppo non è corretto…pensando ad una gara ciclistica c'è il gruppo di testa, il gruppo inseguitori e il gruppo degli ultimi. Non sarebbe allora più giusto parlare di squadra? Ne abbiamo un esempio negli ultimi europei di calcio…non eravamo forse i più forti ma sicuramente i più uniti".

"Se pensiamo di sapere tutto, se non sappiamo confrontarci, non saremo mai dei bravi medici"

"Per essere squadra bisogna essere un tutt'uno saper prendere da ognuno le cose migliori e lavorare assieme. Non è nell'errore e nell'accusa del singolo che si cresce ma nel confrontarsi, nel cercare di capire il perché di alcune scelte. Le critiche devono essere costruttive e non accusatorie. Se pensiamo di sapere tutto, se non abbiamo dubbi, se non sappiamo confrontarci, non saremo mai dei bravi medici. Mi è poi impossibile non parlare nello specifico della sala parto e come potrei non farlo visto che a lei mi ha unito un rapporto direi d’amore. Il gruppo di cui parlavo all'inizio era davvero una squadra perché tutti condividevano quel progetto, in primis le ostetriche, senza il loro appoggio, la loro competenza e conoscenza non si può pensare a nessun cambiamento. La sala parto è l'unico campo della medicina in cui dobbiamo salvaguardare la salute di due persone ed il vissuto di papà e parenti. Sono due vite, ma non siamo soli abbiamo delle figure professionali che ci aiutano e di cui dobbiamo avere rispetto e stima. Inutile dire che mi riferisco nuovamente alle ostetriche che conoscono e capiscono molto più di noi la fisiologia, l'evoluzione di quel travaglio e sono entrate in empatia con la coppia. È il confronto con loro che ci aiuterà a fare le scelte migliori ed a crescere assieme".

"La sala parto non deve essere vissuta con paura ma con conoscenza e rispetto, il nostro è un grande lavoro dobbiamo essere fieri di far nascere delle vite. E non dimentico le OSS che non sono certo figure secondarie, ci preparano la ventosa corrono per gli esami, per prendere il sangue, per preparare il necessario per gli interventi. E con questo si completa la squadra in cui nessuno è meno importante di altri ma ognuno ha un suo specifico ruolo. Per lavorare bene bisogna sapersi confrontare, prendere il meglio da ognuno a tutti i livelli di professionalità cercando di crescere assieme".

"Un sentito ringraziamento anche alla mia famiglia"

Un grazie doveroso alle infermiere degli ambulatori, del nido e della patologia neonatale ai colleghi neonatologi ed anestesisti che tanto ci hanno assistito ed aiutato in questi anni. Come non posso poi non essere grato alla mia famiglia, a mia moglie che mi ha sopportato per anni con le chiamate previste ed impreviste nelle più svariate occasioni, per i miei umori come dice lei bipolari e a mio figlio per i minuti, le ore, i giorni che non gli ho potuto dedicare e di cui sarò con lui in debito per sempre. Adesso vorrei brindare con tutti voi e ringraziarvi per la stima e l'affetto che mi avete dimostrato in questi anni".

Donato un lettino all'ospedale di Lecco per il day hospital

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