Attualità Viale Filippo Turati

Mojito Chiuso, il titolare Mario: “Io il primo danneggiato. Non siamo un covo di violenti”

Il locale è stato chiuso dopo gli ultimi fatti di violenza. Era già accaduto negli anni passati

Una lunga lettera per spiegae il proprio punto di vista. Mario Sesana, titolare del Mojito caffè di viale Turati, si è visto tirare giù forzatamente le serrande dopo gli ultimi episodi di violenza avvenuti in quella zona. Sesana racconta dell'esclusione dalle recenti riunioni che le istituzioni hanno organizzato con i residenti e nega di aver "foraggiato" lo stato di ubriachezza che ha contraddistinto i ragazzi resisi protagonisti di sopracitati atti violenti.

Mojito chiuso. Il titolare: “Sono il primo danneggiato”

In questi giorni sono stato sollecitato da diversi media locali e non a sottopormi ad interviste per esprimermi sulla chiusura di cinque giorni disposta dal sig. Questore di Lecco ai danni del mio esercizio. Allo scopo di evitare qualsiasi possibile speculazione rispetto a questa delicata vicenda ho deciso di non aderire a queste richieste, ma di scrivere di mia pugno questa lettera aperta alla città e alle sue istituzioni. La prima cosa che vorrei affermare è che sono preoccupato - al pari delle istituzioni, famiglie e cittadini - dai ripetuti episodi di violenza di questi giorni proprio nello zona del quartiere Santo Stefano e in particolare di Viale Turati. A ben guardare, mi sento di affermare che al momento siano proprio il sottoscritto e i miei lavoratori i soggetti più danneggiati - materialmente e moralmente - dalla situazione di recente degrado del quartiere.

Infatti, siamo proprio noi quelli che in prima battuta si trovano a dover fronteggiare queste forme di devianza sociale, non sempre assistiti dalle forze dell'ordine che, lo comprendo, non possono essere onnipresenti. La seconda cosa che vorrei affermare è lo seguente: sono sinceramente solidale con tutti gli abitanti del Viale, a loro volta messi a dura prova dalla situazione. "Solidale" per me vuol dire innanzitutto che anche io, come loro, condivido il disagio del momento. Tuttavia, la mia è un'attività prima di tutto economica, che genera lavoro e occupazione, reddito per diversi soggetti e famiglie, a volte anche per persone in difficoltà altrimenti escluse da altri circuiti economici, ben più esigenti del sottoscritto nella selezione del personale. Rivendico con forza questo aspetto: la mia attività, fino a prova contraria, deve godere di pari dignità rispetto alle tante altre che compongono il tessuto produttivo. Un altro aspetto cui vorrei accennare è riferito al presunto ruolo di "luogo di perdizione" assegnato d'ufficio o locali come il Mojito.

Chiunque sia passato sul marciapiede del Viale anche durante questi ultimi giorni, non può non aver notato il clima di serenità, di allegria, di divertimento dei miei clienti, fra i quali molti giovani - spesso del quartiere - che caratterizzano lo nostra esperienza. Da parte mia mi sono sempre rifiutato di svendere alcool a prezzi stracciati, sono stato attento a non somministrarne ai minorenni, o porre attenzione e cura di quelle persone che arrivano al mio locale già in stato di ubriachezza. In questo modo ho ritenuto di essere coerente con i miei valori. Troppo facile additare il mio locale come causo del disagio sociale che coinvolge ampie fasce di giovani, senza prendere in esame l'emergenza educativa e il palese e progressivo ritiro delle istituzioni rispetto alle attività di prevenzione e di soscegno delle famiglie fragili.

Il mio locale è un luogo di svago e di divertimento e lo sua funzione è quello, escludo posso essere un "covo" di vandali e violenti. Faccio questo lavoro da più di trent'anni e ho visto passare diverse generazioni di locali che ho gestito e, modestamente, posseggo uno certo competenza nel decifrare alcune situazioni di disagio. Per questo mi sento tranquillo nell'affermare che gli episodi di questi giorni non sono stati provocati dai miei clienti abituali, piuttosto da gruppi di giovani organizzati che, probabilmente, in qualche caso sono pure entrati nel mio locale, ma che avevano ben altri obiettivi. Il mio locale non ho avuto vn ruolo nei già citati episodi, siamo stati del tutto ininfluenti.

Mi chiedo, perché dovrebbe essere mio responsabilità qvello che svccede svi marciapiedi nei dintorni del Mojito? Allora possiamo affermare che ciò che è successo tempo fa sul sagrato della Chiesa San Francesco è responsabilità dei bar che si affacciano sullo piazza stesso? E ancora, voglio soffermarmi su un ulteriore aspetto: personalmente sono stato sempre incline o collaborare con le istituzioni per affrontare diverse problematiche. Rispetto agli episodi di violenza, sarei stato pronto o discutere con il Questore e con l'Amministrazione di Lecco lo possibilità di anticipare anche di molto le chiusure del mio locale, o anche altro, al fine di contribuire o ridurre il rischio di violenza e devianza, per un periodo da concordare.

Nessuno mi ho cercato e nessuno mi ho coinvolto in un progetto di fronteggiomento dell'emergenza. Mi ha molto ferito sapere che la nostra Amministrazione Comunale e lo Questura hanno incontrato gruppi di cittadini, rappresentanti dei condomini del Viale, senza coinvolgermi minimamente. Sarei stato pronto a collaborare, sentire le proposte degli abitanti e trovare con loro strategie, e questo avrebbe se non altro favorito una maggiore coesione e una risposta più coerente con l'emergenza.

E infine ml chiedo: che senso ho "punire" lo mio attività imprenditoriale - i caffè e colazioni della mattina, i pranzi di lavoro pomeridiani, gli aperitivi serali, rispetto ad un rischio di devianza che fino ad oggi si è manifestato dopo le ore 24.00? Purtroppo, a me questo risposta delle Istituzioni sembra poco efficace da una parte e ingiustamente punitiva verso chi subisce già un evidente svantaggio dall'altra.

Nel frattempo, temo che prima o poi il disagio profondo che sottostà agli eclatanti episodi di questi giorni non tarderà ad emergere, in altri luoghi e momenti, cosi come è stato in precedenza in luoghi come Piazzo Affari o nella zona di San Giovanni. Mi spiace però che non si provi o condividere una riflessione profonda rispetto al senso del manifestarsi di tale disagio e, soprattutto, che non si favorisca uno sviluppo della coesione sociale che sarebbe tanto prezioso in questo difficile tempo. lo da porte mio rimango testardamente a disposizione.

Mario Sesana

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