Teleriscaldamento e forno inceneritore: lettera aperta ai candidati sindacato (in particolare a Gattinoni)

Dodici persone hanno firmato una lettera aperta rivolta ai quattro aspiranti alla poltrona di primo cittadino di Lecco

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Come gruppo di cittadini impegnati da anni sul fronte ambientale e dei Beni Comuni avevamo sollecitato i vari candidati Sindaco di Lecco ad avere il coraggio di esprimere apertamente le proprie intenzioni riguardo l'importante questione del teleriscaldamento e annesso forno inceneritore di Valmadrera.

Abbiamo poi registrato successivamente, con modalità più o meno esaustive, i loro pronunciamenti pubblici.
In particolare prendiamo qui spunto da un faccia a faccia svoltosi giorni fa su una emittente locale di recente costituzione che aveva visto fronteggiarsi il candidato Mauro Gattinoni e Silvio Fumagalli «coniugando ironia ed approfondimento politico» secondo il conduttore della trasmissione.

Di quest'ultimo candidato 5 Stelle avevamo già in precedenza verificato sui media locali l'esplicita contrarietà a teleriscaldamento e forno inceneritore. Come del resto, sullo stesso tema, una certa presa di distanza della compagine di Valsecchi ed invece un sostanziale assenso di quella di Ciresa mentre di Gattinoni e della lista che lo sorregge non avevamo sino a quel momento riscontrato un'altrettanto esplicita presa di posizione, ma solo alcuni accenni peraltro un po' criptici.

In particolare nel citato confronto mediatico, l'approccio ed i contenuti espressi da quello che alcuni ritengono il candidato con più possibilità di successo, ci hanno consentito di comprendere meglio il punto di vista suo e della sua coalizione, almeno per quanto affermato a parole.
A tal proposito e a ben guardare, se non ci si vuol limitare alle sole impressioni, emergono alcuni dubbi che andrebbero per chiarezza e trasparenza altrettanto pubblicamente dissipati.

Gattinoni dopo aver premesso che «se fosse toccato a noi non avremmo immaginato un teleriscaldamento così come è a bando in questi mesi e che nessuno ha visto quel progetto» ripete più volte che il suo sì al teleriscaldamento dipenderebbe dal rispetto dei 2 «vincoli che l'ente pubblico ha dato che sono: primo che il forno verrà chiuso nel 2032; secondo che dopo il 2032 l'eventuale rete di teleriscaldamento funzioni con materiale rinnovabile». E aggiunge che «se queste due caratteristiche fossero effettivamente realizzate sarebbe un bel successo perché vorrebbe dire che avremmo paesi Valmadrera, Malgrate e metà Lecco riscaldate con fonti rinnovabili, quindi saremmo all'avanguardia dal punto di vista europeo».

E' proprio su questi due dirimenti aspetti che Gattinoni, pur dimostrando d'aver approfondito, sembra ignorare l'importanza preliminare e ineludibile di 2 “focus mirati”: le ricadute sanitarie del protrarsi dell'attuale incenerimento perlomeno sino al 2032, e quelle ambientali collegate. Il forno, con migliaia di tonnellate/anno - di cui solo quasi la metà di provenienza provinciale! - è una delle maggiori fonti emissive provinciali di CO2 ed un recente studio commissionato da Silea ha registrato nelle zone di maggior ricaduta dei fumi dell'inceneritore un indice di rischio per tumori al fegato per le donne di circa 2,57 volte quello comparativo delle aree di minor ricaduta.

Inoltre la scadenza dell'A.I.A. attuale (Autorizzazione Integrata Ambientale) che dovrebbe coincidere con la chiusura del forno (secondo i fautori del presunto percorso virtuoso) è già il prodotto di uno slittamento dei termini di alcuni anni a causa di modifiche nel frattempo intercorse e quindi chi ci garantisce che non possa, per ulteriori sopraggiunti elementi, slittare ulteriormente? E come potrebbe ritenersi congruo economicamente un progetto (tutto ancora da scoprire) che, viste le decine di milioni d'investimento in ballo, possa essere ammortizzabile nell'arco di pochi anni, se poi non si rivelassero realmente percorribili fonti alternative effettivamente virtuose sia dal punto di vista ambientale che sanitario?

E' quest'ultimo aspetto/possibilità che sembra rappresentare la questione “centrale” del problema, facendo ritenere ai più che il teleriscaldamento possa essere solo un pretesto autoreferenziale per continuare a bruciare rifiuti, visti i ritorni anche economici sottostanti, ancora per molti anni.

La partita vera sembra poi giocarsi proprio su cosa s'intenda realmente per “fonti non fossili” e “fonti rinnovabili” (che costituirebbero le alternative virtuose all'incenerimento attuale) perché spesso tali apparenti tranquillizzanti terminologie mal si coniugano in pratica con l'effettiva virtuosità sanitaria ed ambientale.

In sostanza presunte fonti alternative a biomasse (nel nostro caso, a quanto si sa, sarebbero le più accreditate) o comunque basate sulla combustione di altre sostanze o materiali non eliminerebbero di certo le possibili ricadute sia sanitarie che ambientali, come si lascerebbe intendere.
E per le altre fonti ipotizzate realmente “pulite” come il “Solare termico” o “Pompe di calore acqua di lago” si può ben parlare di assai difficile compatibilità (per dimensioni e capacità termiche) con gli ipotizzati impianti di un teleriscaldamento che partirebbe collegato all'attuale forno inceneritore.

Chissà perché Gattinoni & C. (come quasi tutti gli altri candidati) non parlano di tutti i qualificanti e dirimenti aspetti sopra riportati?
C'è poi tutto quel capitolo di argomentazioni legate alla “cantierizzazione” del Teleriscaldamento, a partire dalla ipotizzata posa ramificata di tubi nei tre Comuni interessati, che Gattinoni stesso ha definito problematica e sui cui «bisognerà tenere, alzare la guardia in maniera particolare». Proprio su questo poi il candidato sindaco aggiunge che «effettivamente la soluzione sarebbe quella di costruire distretti energetici e cioè quartieri che siano autosufficienti e che riescano ad utilizzare il geotermico e il solare e che siano meno impattanti perché l'energia che viene lì prodotta viene anche lì consumata e quindi con un risparmio anche in termini di infrastrutture e di impatto».

Ma allora, se la soluzione sarebbe questa, perché semplicemente non la si pratica?

Un attento ed informato cittadino si porrebbe poi quest'altro interrogativo:
Ma quando Gattinoni sostiene che se fossero rispettate le 2 condizioni sopra richiamate «sarebbe un bel successo perché vorrebbe dire che avremmo paesi Valmadrera, Malgrate e metà Lecco riscaldate con fonti rinnovabili, quindi saremmo all'avanguardia dal punto di vista europeo» lo sa che, non in Europa, ma in territori italiani non molto distanti da noi (proprio lodati anche in sede europea perché orientati alle migliori soluzioni) - da qualche anno si stanno praticando con successo modelli tendenti al cosiddetto “Rifiuti Zero” e cioè a un recupero massimo di tutti i tipi di “rifiuti” azzerando così quasi del tutto il residuo da incenerire? Modelli che registrano nei fatti punte di raccolta differenziata attorno al 90% (con ulteriori prospettive di miglioramento), ottenuti anche, ma non solo, attraverso la cosiddetta “tariffazione puntuale”, da accelerare, al più presto e con mirata attenzione, anche sull'intero nostro territorio provinciale.

Proprio in ragione di tutto ciò ci auguriamo (anche per quanto recentemente e significativamente emerso sui mezzi di comunicazione riguardo il diritto di recesso senza penali esercitabile dal Comune di Lecco e dell'attuale assenza di atti che concedano l'utilizzo del sottosuolo cittadino per svariati anni) una coerente svolta nel segno sia del “Cambiare passo”, tanto auspicato da Gattinoni & C. (ma un po' demagogicamente anche da altri) ma anche di direzione!

Perlomeno, per chi si dice mosso da moderazione e senza pregiudizi, s'imporrebbe un'approfondita riconsiderazione di tutti i delicati aspetti, di cui alcuni anche qui richiamati, che ruotano attorno a questa qualificante e “centrale questione” non solo lecchese. Questione esemplarmente indicativa della visione di cui si è portatori in tempi in cui tutti invocano mutamenti che concorrano realmente ad un futuro sostenibile.

In nome del coraggio e dell'onesta intellettuale di chi approfondisce e si assume la responsabilità di perseguire le migliori soluzioni per la collettività!

I sottoscrittori:

Enzo Venini - Colico
Salvatore Krassowski - Cernusco Lombardone Paolo Dell'Oro - Ballabio
Dal Lago Aldo - Colle Brianza
Germano Bosisio - Oggiono
Tiziana Rinaldi – Oggiono
Rocco Miraglia - Castello di Brianza
Livia Mastrini - Dorio
Lucio Vaccani - Galbiate
Sandro Magni - Lecco
Fabio Casadonte - Colico
Cesare Panzeri - Oggiono

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