Caldo torrido: anche a Lecco i livelli di ozono schizzano alle stelle

Le concentrazioni medie giornaliere nel capoluogo hanno abbondantemente superato la soglia di protezione della salute. Situazione ancora più critica in Brianza

Anche a Lecco preoccupano i valori di ozono. Complice l'ondata di calore degli ultimi giorni, le concentrazioni medie giornaliere sono schizzate alle stelle, oltre la soglia di protezione della salute.

Nella giornata di lunedì 31 luglio la media (calcolata sulle otto ore) è stata di 163 microgrammi al metro cubo, classificata da Arpa Lombardia con il bollino arancione (il valore obiettivo è di 120 µg/m³). Dal 23 luglio al 31 il valore medio giornaliero è oscillato tra 143 e 175 µg/m³. Ancora più critica la situazione in Brianza, con i 202 µg/m³ (bollino rosso) raggiunti sempre lunedì a Casatenovo e i 201 µg/m³ a Merate.

Come si forma l'ozono

La concentrazione di ozono non si può definire un'emergenza inaspettata. In particolare l'area pedemontana lombarda è notoriamente uno dei luoghi che soffre maggiormente per le elevate concentrazioni di ozono. Questo gas si forma a partire da altre sostanze inquinanti (ossidi d'azoto e molecole organiche volatili) solo in presenza di intensa radiazione solare, quindi nelle ore diurne e nei paesi di latitudine mediterranea. La scarsità di vento e le elevate concentrazioni di inquinanti primari precursori dell'ozono concorrono a fare delle fasce pedemontane della Lombardia una delle principali aree di concentrazione di questo inquinamento in Europa.

Presumibilmente, in attesa dei dati di Arpa Lombardia, nelle giornate di martedì e mercoledì, nelle quali si è raggiunto un picco di calore superiore ai 35° C, la situazione non può che essere peggiorata.

Ondata di calore  fino almeno a domenica

Va sottolineato che la legge definisce un valore obiettivo per la protezione della salute pari a 120 µg/m³ come massima media mobile giornaliera calcolata su otto ore. Un valore da non superare per più di 25 giorni per anno civile, come media su tre anni. Al di là dei 120 microgrammi al metro cubo scatta la soglia di informazione (fino a 180 microgrammi/m3), definita come il livello oltre il quale esiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo complesso e il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive. La soglia di allarme, fino a 240 microgrammi/m3, invece rappresenta il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso e il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.

«Come ogni estate continuiamo a leggere bollettini di guerra dello smog - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Non è più rimandabile un'azione energica ed organica delle istituzioni, a partire da Regione Lombardia, per ridurre l'impatto del calore nei centri urbani. Vanno incentivate nelle città azioni coraggiose di adattamento al cambiamento climatico e di riduzione del traffico veicolare. A partire dal blocco di tutti i diesel,perché ormai è chiara la loro enorme responsabilità enorme come fonte primaria di inquinamento. La salute dei lombardi deve essere una priorità della politica».

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