Migranti, ecco come la Prefettura controlla la situazione: "Ma in futuro avremo bisogno dei Comuni"

Sopralluoghi nei centri e controlli sugli spostamenti dei richiedenti asilo, e il Viceprefetto guarda al futuro: "Il territorio è la nostra speranza"

Ospiti del Ferrhotel

Occhi puntati sui richiedenti asilo, ma anche sulla la corretta gestione dei fondi percepiti dalle coop per gestire i centri accoglienza: è infatti quasi terminato il giro di sopralluoghi che gli uomini della Prefettura e della Questura di Lecco stanno attuando nei centri della provincia per verificare che i migranti vivano in condizioni adeguate dal punto di vista igienico e sanitario, e che siano rispettati i termini delle convenzioni.

A darne notizia è il Viceprefetto Stefano Simeone, che fa il punto sulla situazione dei richiedenti asilo in città e sul territorio e sottolinea come sia molto attento il controllo su come vengono spesi i famigerati "trenta euro al giorno": «Se riscontriamo delle non conformità scatta la diffida, e nei casi più gravi si procede direttamente con la chiusura».

Esattamente ciò che è accaduto in un piccolo centro in Brianza, che la Prefettura ha fatto chiudere nelle ultime settimane: «La situazione era insostenibile - spiega Simeone - ora ne abbiamo diffidato un altro, su cui faremo un ulteriore controllo entro qualche giorno. Se le criticità saranno state superate rimarrà attivo, altrimenti dovremo chiuderlo e trasferire gli ospiti in altre strutture». 

A Lecco non c'è spazio, dunque, per la mala gestione dei centri e dei fondi per l'accoglienza. Anche gli stessi richiedenti asilo sono costantemente sotto la lente d'ingrandimento della Prefettura, in particolare i loro movimenti, che dal 30 settembre scorso seguono una procedura più rigida: «Durante la giornata sono liberi di uscire dal centro e spostarsi in città o nei paesi - puntualizza il Viceprefetto - ma due volte al giorno, mattina e sera, hanno l'obbligo di firmare per certificare la loro presenza, e di avvertire i responsabili del centro in caso di assenze prolungate. Se "spariscono" senza avvisare e senza una motivazione valida, vengono estromessi dal programma di accoglienza».

Dei migranti arrivati in provincia finora, sono 83 quelli che hanno visto revocate le misure di accoglienza (8 dei quali allontanati perché violenti) e sono andati ad aggiungersi al gran numero di migranti che "sparisce" dal territorio e cerca, nella maggior parte dei casi, di raggiungere altre località dove, spesso, ci sono familiari o conoscenti. «A oggi abbiamo 866 richiedenti asilo ospitati in 22 comuni del territorio - spiega Simeone - ma sarebbero di più, se quelli che sono fuggiti o si sono allontanati sarebbero rimasti».

Questi i numeri ufficiali, cifre che per il Viceprefetto sono destinate a crescere e pongono una nuova sfida per il territorio e le istituzioni: «Queste persone sono tutte arrivate via mare nei mesi scorsi, e sono state trasferite qui da Lampedusa, o dagli altri centri di prima accoglienza. Adesso, però, inizano ad arrivare anche migranti giunti in italia via terra ed entrati nei nostri confini dalla Slovenia, come i cittadini pakistani che nelle scorse settimane sono stati trovati "accampati" fuori dal Tribunale».

Si tratta di arrivi che non fanno parte del progetto "Triton", e che quindi sono fuori dalle quote di ospiti previste per la provincia di Lecco: «Abbiamo chiesto al Ministero direttive su come muoverci, ma non sono ancora arrivate risposte. Però non possiamo lasciare per strada queste persone - aggiunge, pragmatico, Simeone - quindi il Prefetto ha deciso che fino a che non arriverà un riscontro da Roma, non accetteremo più arrivi dal programma Triton, perché non abbiamo posto per tutti».

Nel mese di aprile prenderà però il via il sistema di accoglienza diffusa su sutto il territorio provinciale, e sulla sua importanza il Viceprefetto non ha dubbi: «È la nostra speranza per il futuro, abbiamo bisogno dei Comuni oppure non ce la faremo». La domanda che sorge spontanea, dunque, riguarda i numeri: di quante persone si parla? «Il preventivo è di circa 1200 persone che andrebbero comunque distribuite sugli 88 comuni in base alla popolazione. E sarà fondamentale la collaborazione, perché senza un sistema organizzato rischiamo l'effetto "boomerang" e, a quel punto, reali problemi sul territorio».

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